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L’argomento del pendio scivoloso


Tale è l’argomento del Pendio Scivoloso, usato perlopiù dai moralisti cattolici e dai sostenitori dell’etica della non disponibilità. Applicando al nostro solito un tipo di critica razionale a quest’ultima argomentazione, numerose sono le falle che possiamo individuare: non si vuole proporre qui l’universalizzazione del suicidio assistito o dell’eutanasia, ciò che si propone è una condotta ispirata ad un equilibrio tra autonomia, responsabilità e scrupolosità morale, si vorrebbe che si diffondesse una certa concezione etica che prevede al suo interno tutta una serie di distinzioni e di assunzioni di responsabilità e non ha nessun senso contestarla con la previsione del diffondersi di alcuni atti che non sono in alcun modo ispirati da una “sana” moralità. Ricordiamo che affrontare le condizioni di vita di un paziente in nome di un qualche principio assoluto d impegno per la sopravvivenza di un morente porta a quelle crudeltà proprie dell’accanimento terapeutico o a comportamenti moralmente inaccettabili.
Bernard Williams caratterizza la natura dell’argomentazione del Pendio Scivoloso come la commistione di due diverse tesi avanzate contro il compimento di una certa azione che darebbe inzio all’inevitabile scivolamento: la prima tesi è l’argomento dell’arbitrarietà e la seconda è quello del risultato orribile. Holtug invece distingue tra versioni logiche e versioni empiriche dell’argomento del pendio scivoloso cioè versioni in cui il tipo di connessione tra l’azione che si compie A e la sua conseguenza B è di tipo logico o di tipo casuale. Reichlin distingue invece tra versione logica e versione psicologica dell’argomento del pendio scivoloso.
L’argomento del pendio scivoloso in generale, secondo Williams, può essere utilizzato in modo accettabile se si accompagna di tutte le esplicitazioni delle assunzioni che esso comporta, e tali sono: una prima tesi secondo la quale intraprendendo una certa azione sarà poi difficile discriminare tra questa e le altre; una seconda tesi secondo la quale la prima azione è collegata casualmente con un’altra azione; una terza tesi secondo la quale tutti concordiamo nel rifiutare l’azione che non permette distinzione dalle altre azioni. Rendendo esplicite le tesi le possiamo esaminare, accettare o rifiutare nel complesso l’argomentazione del pendio scivoloso.
Le critiche a proposito dell’argomentazione del pendio sono verso coloro i quali peccano di determinismo (visto catastrofico) del futuro e poiché tali sono per la maggior parte dei casi sostenitori di tesi religiose che peccano a loro volta di esasperazione e fanatismo, la crisi della società avverrebbe in ogni caso, ogni imposizione dall’alto a lungo andare negando autonomia è inammissibile poiché l’autonomia è fondamentale per la moralità. Inoltre la conseguenzialità sostenuta dal Pendio non ha basi in quanto A può essere con molta probabilità un caso isolato.
Il diritto a morire non deve essere considerato come autonomia morale intesa come libertà, bensì è di responsabilità che dobbiamo parlare. Charlesworth considera il diritto a morire come riconoscimento dell’autonomia morale di ognuno da parte della società ma ciò conduce ad accettare non ciò che è giusto ma ciò che viene x conseguenza accettato.
Jonas ricava il diritto a morire da una giustificazione biologistica o finalistica per cui il diritto di morire è il coronamento di un diritto alla vita e gli altri devono rispondere a tale diritto non con un obbligo legale ma con dovere morale.
Tratto da BIOETICA. LE SCELTE MORALI di Marianna Tesoriero
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