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Film italiano dagli anni Sessanta


Il cinema classico ha vissuto per quasi mezzo secolo, ed è sopravvissuto, esprimendosi in diverse forme, molto dopo essere stato rifondato su altri elementi.
Se vogliamo misurare l’impatto e i limiti di quanto accadde, dobbiamo guardare l’Italia, che non ha seguito la stessa strada degli altri paesi. Sulla penisola ci furono pochi innovatori, come Bertolucci, ma anche una lunga serie di film che hanno rappresentato la continuazione del cinema precedente. Non c’era bisogno di portare sullo schermo argomenti sociali, dato che il neorealismo li aveva già introdotti nel cinema. Prima degli “angry young men”, Antonioni e Fellini (per fare 2 esempi) avevano già filmato il disagio giovanile. In breve, le principali novità degli anni’60 furono, da un lato, che la continuità della narrazione divenne meno rigida e, dall’altro, che i film miravano a presentarsi come creazioni artificiali piuttosto che come finestre aperte sulla realtà. Entrambe le tendenze possono essere facilmente ritrovate nei film italiani. La cauta strategia degli italiani non spiega perché i loro film, invece di essere apprezzati da una cerchia ristretta, incontrarono la risposta entusiastica del grande pubblico; il pubblico italiano continuava a interessarsi di ogni genere di produzione.
La svolta degli anni’60 ha avuto poca importanza per molti spettatori, ma è stata un evento per tutti coloro che lavoravano nel cinema:gi americani hanno riorganizzato la loro produzione sulla base di un nuovo mercato e gli europei si sono indirizzati verso nuove formule.

Tratto da CINEMA DEL NOVECENTO IN EUROPA di Laura Righi
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