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Eve: la narratio di Paura in palcoscenico - Hitchcock -




Questi quattro snodi – un mandato indubbiamente efficace, un’unica competenza, una performanza in sintonia, e una sanzione puntuale – portano a incastrare e sovrapporre i percorsi dell’enunciatore e del narratore: c’è una solidarietà tra chi muove l’intero gioco e chi si mostra ad eseguire qualche mossa; la conseguenza è che quest’ultimo si vede attribuire una legittimità pari a quella del primo, e quindi una pari credibilità: se è un suo sostituto e un suo equivalente, sarà anche altrettanto fededegno.
A partire dal flashback tuttavia il nostro film inaugura una nuova linea, che contraddice le conclusioni appena esposte. Protagonista del percorso è Eve: fin da subito in posizione di narratario, essa valorizza il fatto di esser eletta a confidente, sviluppa e amplia il proprio raggio d’attenzione, e arriva infine a scoprire quanto le era stato taciuto.
Ma seguiamola passo a passo; anche Eve:
a- prende spunto da un mandato, solo che il film le assegna è di rendere percettibile l’ascolto più che esporre i fatti.
b- mostra di avere una competenza, solo che questa sua abilità riguarda la lettura degli eventi più che la loro presentazione in forma di racconto, e nel momento in cui prova a inventare in prima persona una storia, fingendo di essere la cameriera Doris, fallisce.
c- porta avanti delle azioni, solo che, coerentemente alle premesse, la sua condotta ricalca gli andamenti di una scoperta più che quelli di una proposta, ella è infatti costantemente alla ricerca di qualcosa.
d- sottostà ad un giudizio, solo che il verdetto su di lei comporta un rovesciamento di quello emesso per Jonathan; il film infatti premia Eve nell’attimo stesso in cui punisce il suo ex fidanzato.

Tratto da CINEMA di Nicola Giuseppe Scelsi
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