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Discriminazione imperfetta di secondo grado

L’impresa sa che la domanda è diversa all’interno del mercato, ma non sa collocare i clienti nel gruppo giusto. Deve quindi studiare i prezzi, fare dei listini, ed è il cliente che indica a che prezzo comprare. Il monopolista non riesce a distinguere i consumatori, non esiste quel segnale esogeno che permette al monopolista di identificare i consumatori e inserirli in una categoria.
Il prezzo oltre a non essere uniforme è anche non lineare. Un prezzo non lineare avviene quando la spesa totale di un prodotto non aumenta in maniera lineare con la quantità acquistata.
Non è una strategia abusiva, può diventare però una strategia con cui le imprese abusano del loro potere di mercato e in questo caso interviene l’Antitrust.
Il monopolista non può distinguere i consumatori, ha informazioni sulle diverse preferenze, ma non è in grado di osservare le caratteristiche individuali, in particolare non esiste un segnale esogeno della funzione di domanda di ciascun consumatore.
In questo caso la politica migliore per massimizzare il profitto per l’impresa è offrire a tutti i consumatori un listino di prezzi e quantità e lasciare che siano i consumatori ad autoselezionarsi in base alla quantità che decidono acquistare.
Nel concreto questo avviene con:
- UNA TARIFFA IN DUE PARTI (UNICA E MULTIPLA) : tariffa con una parte fissa e una parte variabile. Ad esempio l’abbonamento telefonico di casa.
- LE VENDITE ABBINATE : ad esempio Corriere della Sera più allegato. Anche se non voglio l’allegato pago comunque. Oppure pacchetto office.
Tratto da ECONOMIA INDUSTRIALE di Valentina Minerva
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