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L’apparire della vecchiaia


Così come l’infanzia e l’adolescenza hanno rappresentato il processo di avvicinamento all’età adulta, la vecchiaia ne ha rappresentato l’allontanamento.
Il vecchio è post-adulto e per definizione appartiene a quella che oggi viene chiamata “terza età”.
La ricerca riguardante la vecchiaia ha scoperto la persistenza di molti tratti di adultità nella vecchiaia, ma soprattutto ha dimostrato che in questo periodo sono possibili innovazioni e inaugurazioni di nuove carriere.
A marcare questa modificazione è stato l’istituto del pensionamento in riferimento all’età cronologica in connessione con la durata dell’attività lavorativa.
Si è venuta a creare una situazione caratterizzata dalla diminuzione del tasso di partecipazione degli anziani alla vita lavorativa e da un allungamento della vita stessa, con il miglioramento medio delle condizioni di salute.
Oggi la vecchiaia presenta tratti di adultità che sopravvivono alla cessazione di altri: l’età post-lavorativa, per esempio, non coincide automaticamente con l’esaurimento della responsabilità di cura familiare verso i discendenti o con il decadimento psicofisico. Nello stesso tempo la vecchiaia è interessata anche da episodi procreativi anche dopo aver superato confini naturali marcati fino ad ora da irreversibilità biologica: paradossalmente una donna anziana è potenzialmente considerabile feconda anche se non più fertile.
Sulla base del quadro delineato appare evidente che all’interno di questo testo non si ritiene che i due periodi della vita siano separabili; non si ritiene di conseguenza, che le azioni educative rivolte o rivolgibili agli adulti siano guidate da logiche diverse da quelle rivolte agli anziani.

Tratto da EDUCAZIONE DEGLI ADULTI di Anna Bosetti
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