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Architettura memorativa


Il termine monumento deriva dal sostantivo latino monumentum che deriva a sua volta dal verbo
monere = ricordare, fare sapere.
L’architettura è l’arte creatrice di monumenti per eccellenza a causa della sua visibilità pubblica maggiore.

Riegl nel “Progetto di un’organizzazione legislativa della conservazione in Austria” da una definizione di monumento che è un’opera della mano dell’uomo creata allo scopo determinato di conservare sempre presenti atti o destini umani nella coscienza delle generazioni a venire.

La relazione tra il presente e il passato va facilitata ed è irrinunciabile. Egli distingue i monumenti in:
→ monumenti involontari, ovvero quelli non progettati intenzionalmente per esserlo ma perché è stata la storia a deciderlo
→ monumenti volontari, ovvero oggetto creato dalla mano dell’uomo ed è nella sua genesi essere monumento
È importante che il monumento interagisca con gli individui nella sua forma originale e non snaturata per cui è fondamentale entrare in relazione con il suo valore che è storico e non artistico in quanto è la storicità ad avere un valore per gli uomini che è la sua capacità di fare entrare gli uomini in relazione con il passato.

Brandi elabora una teoria del restauro aperta alla possibilità di intervenire sugli oggetti architettonici e sostiene che i fruitori di un monumento del passato non hanno il diritto ad in intervenire se non per ristabilire un’unità, senza però falsificare l’opera d’arte, oppure per ragioni di conservazione e cioè di trasmissione dell’opera al futuro.
Egli sottolinea il valore artistico e non storico del monumento anche se è sempre opportuno decidere caso per caso cosa privilegiare tra valore artistico e valore storico e quindi ancora una volta tra restauro e conservazione.
Un’architettura che ha subito profonde vicissitudini storiche come ad esempio il Partenone, che è un’opera d’arte che è stato distrutto e danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale in questi casi Brandi, sostenitore del restauro, di fronte al Partenone ritiene lo si debba lasciare come l’hanno lasciato i bombardamenti infatti in questo caso la leggibilità di un’opera d’arte come il Partenone non aveva bisogno di alcun tipo di integrazione in quanto tutto il potere simbolico era ancora intatto il potere rappresentativo.

Tratto da ESTETICA DELL'ARCHITETTURA di Francesca Zoia
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