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Hegel


Nell’Ottocento gioca un ruolo fondamentale la figura di Hegel il quale ritiene che l’arte sia una via di espressione di una dimensione spirituale degli esseri umani che sono l’unica cosa creata a immagine e somiglianza di Dio e quindi l’unica cosa che può creare arte.

Quando l’essere umano fa arte esprime il suo io, ovvero esprime la sua spiritualità, la quale è rappresentata dall’uomo e non dal kosmos.

La natura non è spirituale per cui l’uomo non ha niente da imparare dalla natura.

L’arte non è più concepibile come imitazione della natura perché come se il superiore imitasse l’inferiore in quanto la natura non è spirituale, l’unica creatura naturale spirituale è l’essere umano, l’arte dunque non misura la sua riuscita sulla base di una comparazione tra sé e altro da sé.

La classificazione delle arti subisce una rivoluzione in quanto queste vengono classificate sulla base del loro grado di espressione dello spirito:
→ arti simboliche = la materia della forma > dimensione della soggettività spirituale (architettura)
→ arti classiche = materia della forma =dimensione della soggettività spirituale (scultura)
→ arti romantiche = dimensione della soggettività spirituale > materia della forma (pittura, musica, poesia)

Hegel le pone secondo una progressione logica e cronologica e ritiene che l’arte arrivi ad esprimere al suo grado massimo lo spirito nel momento in cui viene liberato dalla matericità.
Nel caso dell’architettura, l’espressione spirituale ha la necessità di passare attraverso una forma materica che limita la possibilità di espressione del suo oggetto che è lo spirito, anche l’architettura risulta essere tripartita in simbolica, classica e romantica.

Tratto da ESTETICA DELL'ARCHITETTURA di Francesca Zoia
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