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La morale utilitaristica di Bentham

La morale utilitaristica di Bentham


Lo scopo dichiarato di Bentham è di convertire la moralità in una scienza esatta. Nel dominio morale, i soli fatti che contano sono piacere e dolore: raggiungere il piacere ed evitare il dolore sono gli unici motivi dell’azione. La morale deve quindi mirare concretamente alla ricerca della felicità, quindi l’etica è definita “l’arte di volgere le azioni umane verso la produzione della maggior quantità possibile di felicità da parte di coloro che sono a ciò interessati”.
Si tratta di massimizzare il piacere e minimizzare il dolore.
Bentham assunse come principio fondamentale la massima secondo cui il fine di ogni attività morale e di ogni agire sociale consiste nella "maggiore felicità possibile del maggior numero possibile di persone".
In questa prospettiva un'azione è considerata buona quando è utile, cioè quando contribuisce alla felicità comune, procurando un piacere o evitando un dolore.
A suo avviso era possibile verificare scientificamente, grazie a una sorta di "calcolo dei piaceri e dei dolori", quale azione fosse moralmente giusta e quale misura politicamente auspicabile, applicando il principio di utilità.
L’ utilitarismo indica la concezione in cui il bene è identificato con l’utile, utile che genera piacere o arreca vantaggio; si tratta di  scegliere tra i piaceri con un criterio quantitativo, quanta felicità e utilità arrecano a chi li prova, trasformando la morale in una scienza esatta.
A suo avviso era possibile verificare scientificamente, grazie a una sorta di "calcolo dei piaceri e dei dolori", quale azione fosse moralmente giusta e quale misura politicamente auspicabile, applicando il principio di utilità. Secondo tale calcolo, del piacere occorre considerare l'intensità, la durata, la certezza, la prossimità, la fecondità (come possibilità di produrre altri piaceri), la purezza (come incapacità di produrre dolore) e l’estensione (come capacità di estendersi al maggior numero di persone).
La scelta etica giusta è quella che produce la quantità massima di utilità.
Il principio utilitarista stabilisce che:
- un’azione è giusta se produce la massima utilità non per la persona che la fa ma per tutte le persone su cui influisce
- un’azione è giusta quando i benefici netti sono maggiori in confronto ai benefici netti di tutte le altre alternative possibili
- un’azione è giusta se l’agente  tiene conto sia dei costi e benefici immediati sia di tutti i costi e benefici futuri prevedibili
Per decidere quale è il comportamento giusto, occorre:
- stabilire quali alternative si hanno a disposizione
- stimare, per ogni azione alternativa, benefici e costi, diretti e indiretti, che l’azione produrrà in un futuro prevedibile per ciascuno e per tutti gli individui su cui influisce
- scegliere l’alternativa che produce la somma totale di utilità maggiore
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