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"Retorica" di Aristotele. Oratoria, entinemi ed esempi


Ciò che spinge un uomo alla ricerca è la meraviglia (T 23). Ma com’è fatta una scienza e quali sono gli oggetti possibili di essa? A. risponde nell’Organon. La scienza trova espressione nel linguaggio e precisamente nei discorsi. I discorsi però possono essere pronunciati con modalità diverse, ad esempio per persuadere, al di là della sua veridicità: è questo l’ambito della retorica oggetto di indagine dei sofisti (Gorgia). Egli si occupa di questo tipo di discorsi nella Retorica. Egli distingue tra oratoria deliberativa che ha come scopo persuadere uno a prendere una decisione per il futuro, oratoria giudiziaria che si occupa di difendere un imputato per un fatto passato e oratoria epidittica il cui obiettivo è lodare o biasimare qualcuno riguardo al presente. L’oratore deve mostrare di essere in grado di costruire argomentazioni: tra queste ci sono gli entimemi (ragionamenti che partono da premesse che appaiono convincenti agli ascoltatori) e gli esempi ( che esibiscono casi particolari a conferma di affermazioni generali): essi corrispondono al sillogismo e all’induzione. La scienza tuttavia non può limitare i suoi obiettivi alla persuasione: essa mira alla verità: essa sarà allora costituita da proposizioni apofantiche ossia suscettibili di essere vere o false (T 39). Ciò di cui si afferma o nega qualcosa è il soggetto, mentre ciò che si nega o afferma di esso è il predicato: essi sono i termini della proposizione. Questa classe di proposizioni si può divider in universali e particolari. Esse poi a loro volta possono distinguersi per la qualità ed essere affermative o negative. Esse ancora possono distinguersi per la loro modalità: si avranno così proposizioni possibili, contingenti (di ciò che è ma potrebbe non essere: Piove!) o necessarie (2 + 2 = 4).

Tratto da FILOSOFIA ANTICA di Carlo Cilia
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PAROLE CHIAVE:

Aristotele