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Anassagora, semi delle cose e omeomerie


Anassagora affronta il problema di come si sia costituito il mondo nel quale viviamo. Essa è una matrice indistinta di tutti i materiali da cui risultano costituite le cose: essi sono chiamati semi. Egli afferma come gli eleati che questi semi non nascono ne periscono ma rimangono costanti. Riprendendo il concetto di mescolanza introdotto da Parmenide e contemporaneamente utilizzato da Empedocle,  afferma che tutto è mescolanza di carne, ferro etc.. Egli arrivava a tale conclusione forse partendo dal processo di crescita dell’uomo: il pane che mangia si trasforma diventando carne, ossa, muscoli facendo crescere l’uomo che “partecipa” di ciò che mangia. E i ogni mescolanza prevale un certo tipo di semi: in base a questa proporzione noi distinguiamo le cose. Ogni cosa possiede in sé anche solo una minimissima parte di tutte le sostanze principali; in questo modo ammette la possibilità all’infinito, senza che sia mai possibile raggiungere un minimo.
Aristotele chiamerà i semi di Anassagora omeomerie ossia entità le cui parti sono simili al tutto: non esiste nessuna entità omogenea tale che sia simili se non identica al tutto. Dalla totalità originaria indistinta Anassagora ammette la possibilità della formazione di altri mondi diversi dal nostro: il mondo cessa così di essere al centro del tutto, e con esso coloro che lo abitano.

Tratto da FILOSOFIA ANTICA di Carlo Cilia
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