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Definizione, delimitazione e demarcazione dei confini

Le trattative per la costruzione di un confine comprendono varie fasi che, a grandi linee, possono essere così riassunte: definizione, con la quale si individua la scelta del luogo, in genere definito zona di frontiera, ove far passare il confine. La sua istituzione si attua con una sorta di trattato, frutto degli accordi tra le parti in causa, nel quale si descrivono gli elementi concreti del paesaggio o quantomeno si determinano i riferimenti astronomici (latitudine e longitudine) di alcuni punti. Il secondo passo è la cosiddetta delimitazione, ossia la trascrizione di quanto sopra in termini cartografici. L’operazione presenta, come ovvio, problematiche differenti specialmente in relazione alla maggiore o minore conoscenza e relativa copertura cartografica dei territori in questione, che comunque, anche quando minuziosa e corretta, non può rappresentare in assoluto tutte le realtà presenti. La terza fase consiste nella demarcazione, ossia nella verifica e concretizzazione sul terreno di quanto precedentemente stabilito. Questo compito spetta ad una commissione costituita da rappresentanti governativi delle parti in causa, topografi e in alcuni casi militari con il compito di scortare il gruppo. Dalla prassi è possibile individuare alcune situazioni specifiche  di delimitazione: 
delimitazione completa: descrizione puntuale della linea di confine per cui la successiva demarcazione diventa spesso una automatismo. Tale procedura non elimina del tutto la difficoltà di identificare sul terreno i punti prestabiliti, specialmente nel caso di confini estesi e definiti prima di avere una buona conoscenza del territorio (ad esempio quello tra Stati Uniti e Canada che segue per quasi 2.000 chilometri un arco di parallelo);
delimitazione completa con possibilità di deviazione: la commissione incaricata della demarcazione può effettuare, senza particolari formalità, variazioni del tracciato per risolvere specifici problemi (tale condizione fu prevista ad esempio agli inizi del secolo scorso dagli accordi tra Argentina e Cile e qualche decennio più tardi in quelli tra Lettonia ed Estonia, in relazione al principio di omogeneità delle aree economiche);
delimitazione dei punti di vertice: è la pratica più comune che consiste nell’individuazione di punti precisi, prima riconosciuti e successivamente definiti attraverso le coordinate geografiche;
delimitazione delle caratteristiche geomorfologiche del terreno: consiste nell’utilizzazione di riferimenti geomorfologici del territorio. Pur essendo teoricamente preciso, il metodo presenta non pochi problemi nella pratica, non essendo i supporti cartografici perfettamente rispondenti alla realtà territoriale.    
Anche la confinistica, come altre materie, è stata oggetto di classificazioni che tengono conto ora del punto di vista morfologico, ora della valenza, ora dell’evoluzione e della genesi dei confini. 
Anche un’occhiata superficiale alla complessa situazione generale mette in rilievo che nel mondo i confini presentano condizioni geografiche, ma anche evoluzioni storiche e funzionalità differenti. Alcuni confini seguono linee rette che possono essere evidenziate da opere dell’uomo, altri archi di meridiani e/o paralleli, altri ancora si conformano a tratti del paesaggio naturale come fiumi, monti, laghi. Per questa ragione, una delle più datate, e direi consueta, classificazione è quella che ripartisce gli attuali confini in due tipologie: quella dei confini fisici o naturali, che tendono cioè a conformarsi con evidenti richiami del territorio, e quella dei confini artificiali altrimenti definiti come geometrici, astronomici, matematici, che poggiano invece su costruzioni teoriche. Va da sé che non si può propriamente parlare di confini migliori o peggiori, di confini perfetti o di confini incerti, quando la definizione degli stessi è comunque opera di società umane tra loro correlate. La bontà e la sicurezza di un confine dipendono infatti prima di tutto dal grado di relazione che intercorre tra i paesi che lo adottano.

Tratto da GEOGRAFIA POLITICA ED ECONOMICA di Filippo Amelotti
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