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La storia del petrolio

Il petrolio è noto fin dall’antichità. Ma le grandi fortune risalgono al 1800. Dapprima se ne ricavò il cherosene, usato come combustibile per l’illuminazione; poi, con la diffusione dei motori a scoppio e dei motori Diesel, il petrolio diventò una delle principali fonti di energia. Oggi il petrolio fornisce anche la materia prima per l’ industria chimica, che lo trasforma a sua volta in molti prodotti importanti (coloranti, fertilizzanti, gomma sintetica, plastica, fibre tessili, medicinali, detersivi, insetticidi).
Il primo pozzo in profondità fu scavato dagli USA nel 1859. La corsa ai pozzi di petrolio provocò il rapido ammassarsi di ingenti fortune, il cui maggiore beneficiario fu un industriale intraprendente e senza scrupoli, John D. Rockefeller. La società da lui fondata, la Standard Oil, divenne ben presto un autentico impero, al punto che il governo americano lo costrinse nel 1911 a smantellarla.
I grandi interessi legati al petrolio si organizzarono assai presto in colossali compagnie multinazionali; su tutte dominano le più grandi, note come “le 7 sorelle” (5 americane, 1 inglese, 1 anglo-olandese).
Nel Medio Oriente, la storia del petrolio comincia negli ultimi decenni dell’800, con le contese fra tedeschi, russi e inglesi per ottenere concessioni per la ricerca di petrolio dai governi dell’Impero Ottomano e della Persia. Per molti anni le compagnie petrolifere riuscirono a mettersi d’accordo per evitare di farsi concorrenza, stabilendo insieme un prezzo del petrolio che fosse abbastanza alto da fornire loro profitti elevati e sicuri. Quanto ai paesi proprietari della materia prima, i loro governi si limitavano a ricevere dalle grandi compagnie una piccola percentuale dei profitti ottenuti con il loro petrolio.
Questa situazione cominciò a cambiare dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando nuovi possibili clienti si presentarono ai capi di governo dei paesi mediorientali: società più piccole delle “7 sorelle” o compagnie nazionali, come l’ENI.

Nel 1950, il governo iraniano decise di nazionalizzare il proprio petrolio. Ma i paesi occidentali si misero d’accordo per boicottare il petrolio iraniano, provocando così la crisi economica del paese.
Poco per volta, però, i governi arabi cominciarono un po’ tutti a stancarsi di ricevere solo una minima parte di un prodotto che, dopo tutto, apparteneva a loro.

Nel 1960, a Baghdad, 5 paesi produttori (Arabia Saudita, Venezuela, Kuwait, Iran, Iraq) dettero vita all’ OPEC, allo scopo di aumentare, unendo le forze, la propria capacità contrattuale.
Nel 1973, al tempo della guerra del Kippur tra Israele e i paesi arabi, i governi dell’OPEC concordarono una serie di misure molto radicali: ridussero la quantità delle esportazioni, aumentarono le tasse sugli introiti delle compagnie e, soprattutto, decisero un forte aumento del prezzo → Primo shock petrolifero
Le conseguenze di questo aumento, forte ed improvviso, furono assai rilevanti:
i paesi produttori si arricchirono: nelle loro mani finirono ingenti quantità di “petrodollari”.
Come sono stati impegnati quegli ingenti guadagni?
In parte per avviare la modernizzazione e lo sviluppo economico e sociale degli stessi paesi
In misura decisamente maggiore i capitali arabi sono stati investiti all’estero o comunque immessi nei grandi mercati finanziari mondiali
Un’altra direzione privilegiata è rappresentata dagli armamenti
ES: in Iran e Iraq, una secolare povertà si è accompagnata a spese enormi per ottenere la bomba atomica
le grandi compagnie multinazionali non vennero particolarmente danneggiate
l’aumento del costo dell’energia contribuì a determinare una crisi economica mondiale, colpendo le economie dei paesi occidentali e del Giappone.
Dopo il 1973, i paesi importatori industrializzati reagirono in vari modi: sforzandosi di diminuire la propria dipendenza da una regione instabile come il Medio Oriente; dando impulso alla ricerca e all’uso di fonti energetiche alternative (carbone, energia nucleare, idroelettrica, geotermica, solare, eolica, …); sviluppando tecnologie volte al risparmio di energia.
Un Secondo shock petrolifero si ebbe a partire del 1979, con la vittoria della rivoluzione khomeinista e l’instaurazione in Iran di un governo fortemente anti-occidentale e, in seguito, con l’inizio della guerra tra Iran e Iraq (1980-1988). Questa volta, però, l’OPEC entrò in crisi, perché si allargarono le divergenze tra i suoi membri, sia riguardo alla gestione delle ricchezze petrolifere, sia su problemi più generali, di politica internazionale (questione palestinese, ingerenza dei 2 blocchi).

Non fu più possibile stabilire all’interno dell’OPEC quote di produzione e prezzi concertati. Da allora il prezzo del petrolio ha subito numerose oscillazioni, fino alla nuova crisi provocata dall’invasione irachena del Kuwait nel 1990. Ma fu un fenomeno di breve durata.
Oggi il prezzo del petrolio si stabilisce sul mercato libero sulla base di una concorrenza spietata fra i diversi produttori, OPEC e non-OPEC.

Tratto da GEOGRAFIA POLITICA ED ECONOMICA di Elisa Bertacin
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