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La propaganda moderna

La propaganda moderna = un intervento finalizzato a raggiungere l’opinione pubblica nella sua globalità e a plasmarla. 
Sebbene la sua origine risalga alla Rivoluzione francese e alle prime “guerre di popolo”, è con l’avvento della guerra totale che comincia ad assumere un ruolo vitale per la vittoria: per ottenere la resa incondizionata non basta più la sola supremazia militare, ma bisogna combattere anche una guerra psicologica e indurre il nemico ad arrendersi. 
Durante la Prima Guerra Mondiale, però, questo compito si presenta particolarmente difficile: convincere i soldati della necessità di attaccare le trincee nemiche andando incontro ad una probabile morte richiedeva uno sforzo propagandistico senza precedenti, così come era difficile convincere i paesi neutrali, soprattutto gli USA, dell’opportunità di entrare in guerra; più semplice era invece intervenire sul morale delle truppe nemiche, cercando di indurle alla diserzione ⇒ la propaganda divenne uno strumento scientifico di lotta e una tecnica che deve essere affidata a specialisti. 
All’inizio delle ostilità, solo la Germania è dotata di un’organizzazione pubblica della propaganda; la natura più militarizzata della società tedesca aveva infatti prodotto, qui più che altrove, una tradizione di gestione delle notizie di guerra da parte dello Stato. 
Nonostante il relativo ritardo, è però la Gran Bretagna a comprendere fino in fondo il peso della guerra psicologica e ad elaborare il modello di propaganda più efficiente, a cui si ispireranno successivamente le altre nazioni. 
Subito dopo l’entrata in guerra, anche il governo degli USA si dota di un proprio apparato di propaganda: l’obiettivo principale è quello di vendere la guerra al pubblico americano, i cui sentimenti tendono inizialmente all’isolazionismo. 
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La composizione di questi organismi sottolinea le differenze tra i paesi anglosassoni e la Germania nel concepire le strategie di propaganda: 
Paesi anglosassoni 
La stampa e l’industria dell’informazione sono arruolati e incorporati per sostenere lo sforzo bellico. Questa scelta offre il vantaggio di evitare forti conflitti tra lo stato e i mezzi di informazione e conferisce alla propaganda maggiore credibilità, in quanto rende meno percepibile l’azione di censura e di gestione delle informazioni. 
Germania 
Si sviluppa una forte tensione tra lo stato e l’industria dell’informazione ⇒ il controllo è gestito in modo repressivo. L’attività di propaganda è poco coordinata e si viene a creare un braccio di ferro continuo tra potere civile e militare, che spesso ne paralizza l’azione. 

Le differenze strutturali degli organismi di propaganda si ripercuotono inevitabilmente sullo stile e sul tono dei testi utilizzati: 
Paesi anglosassoni 
La propaganda fa leva sull’emotività e sui casi di human interest. In particolare, la propaganda inglese mette in circolazione un gran numero di notizie (raramente verificate) che dipingono i tedeschi come un popolo barbaro e sanguinario. 
Germania 
La propaganda si basa su argomentazioni logiche e razionali. 

Nell’ambito della guerra di propaganda diretta agli USA, l’Inghilterra gode di un vantaggio determinante, dal momento che detiene la proprietà della maggior parte dei cavi telegrafici sottomarini, che collegano Europa e America. All’inizio del conflitto, la cable ship Telconia recise i cavi tedeschi ⇒ da quel momento, la versione inglese della guerra costituisce la sola base delle notizie dei giornali statunitensi. 
Questo vantaggio permette agli inglesi di tessere un’azione di propaganda più sottile. Mentre i tedeschi cercano di arrivare direttamente alle masse attraverso una campagna troppo evidente e riconoscibile, gli inglesi si preoccupano di manipolare giornali e personalità influenti della società americana, per arrivare indirettamente alle masse. Anzi, l’azione di propaganda è talmente invisibile che il governo inglese può sostenere per quasi tutta la durata della guerra che una propaganda ufficiale diretta agli USA non esiste. 
L’altra vittoria della propaganda inglese è sul fronte bellico: milioni di volantini vengono lanciati sulle truppe tedesche per indurle alla diserzione. Alla fine della guerra, i servizi di propaganda alleati stimano di aver provocato dalle 40.000 alle 50.000 diserzioni. 
Tuttavia, furono i giornalisti le prime vittime dell’apparato di propaganda sviluppato dalla Gran Bretagna e dagli altri paesi belligeranti: la copertura informativa del primo conflitto mondiale si rivela una delle pagine più nere del giornalismo di guerra ⇒ determina nelle opinioni pubbliche occidentali una forte perdita di fiducia nei confronti del sistema dell’informazione, che richiederà anni per essere riguadagnata. Quando gli scontri sul fronte occidentale cominciano a mietere centinaia di migliaia di vittime, si diffonde tra i governi la consapevolezza che l’opinione pubblica non può essere messa al corrente della portata della tragedia, perché semplicemente non la tollererebbe ⇒ come disse il primo ministro inglese Lloyd George, “Se la gente davvero sapesse, la guerra finirebbe domani”. 
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Viene improntato il più severo sistema di censura della storia: 
1 − in Germania, nessun corrispondente viene ammesso al fronte e le uniche notizie sono quelle ufficiali offerte dalle conferenze stampa che il quartier generale dell’esercito tiene 2 volte alla settimana; 
2 − in Inghilterra, viene disposto che i giornalisti trovati sul campo vengano arrestati privati del passaporto e espulsi immediatamente, mentre il ministro della guerra, Lord Kitchener, per accontentare gli editori, incarica alcuni ufficiali dell’esercito di fornire “testimonianze oculari”. 

Ma una morsa così stretta non può durare a lungo: nel 1915, l’ex presidente americano Theodore Roosevelt scrive al ministro degli esteri inglese, avvertendolo che l’atteggiamento del governo verso i giornalisti sta compromettendo la causa inglese negli USA ⇒ le autorità britanniche scoprono che i corrispondenti non devono necessariamente essere trattati da nemici, ma che al contrario possono essere facilmente addomesticati e rivelarsi efficaci strumenti delle strategie di propaganda. 

Tratto da I MEDIA E LA POLITICA INTERNAZIONALE di Elisa Bertacin
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