Skip to content

La letteratura pianistica

 

Nel terzo capitolo, Storia della letteratura pianistica, Casella delinea l'evoluzione della composizione specifica per il nuovo strumento. Il clavicembalo rimase in voga per molto tempo ancora, prima di lasciare il campo al pianoforte. Con l'avvento del monodismo, determinato dall'invadenza sempre crescente del bel canto e dall'influenza sempre maggiore dello stile violinistico, i problemi posti dalle esigenze dell'espressione dettarono una evoluzione nella scrittura per il clavicembalo. Si cercò inizialmente di realizzare un cantabile per mezzo di vari artifici, come ornamentazioni, accelerazione generale dei tempi, nervosità della frase, ecc. Questi espedienti non fecero che mettere maggiormente in evidenza l'insufficienza del clavicembalo, portando così gradualmente all'affermazione del pianoforte quale strumento capace di sopperire a tali mancanze.
  
Casella cita quindi i principali rappresentanti della fase intermedia tra clavicembalo e pianoforte, ovvero Haydn e Mozart, per passare a coloro che invece maggiormente furono protesi ad una scrittura ormai prettamente pianistica (e più o meno influenzata dall'orchestra o influente sulla stessa), quali Clementi, Rust, Beethoven, Weber, Schubert, Mendelssohn, Schumann, Chopin, Liszt. Dopo una riflessione sulle nuove forme della letteratura pianistica concepite dal movimento romantico, quali l'impromptu, il momento musicale, il notturno, la romanza senza parole, la ballata, lo studio, il valzer, la mazurca, la polca, l'autore prosegue elencando i principali compositori del periodo post-romantico e oltre, da Brahms a Dallapiccola.
  
Il capitolo a seguire, intitolato L'estetica del pianoforte, vede la considerazione del pianoforte come del "mezzo fonico-espressivo che raduna in sé la maggior somma di risorse e di possibilità che mai abbia offerto uno strumento musicale". Casella prosegue poi elencando, nel capitolo quinto, i nomi dei più grandi pianisti della storia e le loro innovazioni apportate alla tecnica pianistica, da Clementi a Backhaus, passando per Busoni, al quale dedica un consistente excursus che ne mette in evidenza la genialità creativa nell'arte dell'interpretazione, talvolta a mio avviso in maniera troppo intenzionalmente ostentata.
Tratto da IL PIANOFORTE DI ALFREDO CASELLA di Anna Romano
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.

Forse potrebbe interessarti:

Didattica pianistica

Appunti schematici delle lezioni di didattica pianistica del maestro Filippo Balducci, corso di Pianoforte – I livello, A.A. 2006/2007, Istituto AFAM - Conservatorio di musica.