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Neoplatonismo. Ontologia e me-ontologia



 Il superamento dell’ontologia classica significa per il neoplatonismo l’affermarsi della cosiddetta teologia negativa. Tale teologia deriva dall’analitica intesa come un processo ascendente della dialettica. L’analitica opera la conversione dalla molteplicità all’Uno ed è quindi un procedimento opposto a quello della sintesi dialettica che si articola in divisione (universale - particolare) definizione (semplice – composto) dimostrazione (causa – effetti); l’analisi allora è un procedimento di tipo essenzialmente negativo (apofatico). Il procedere dalla molteplicità all’Uno è già di per sé una negazione. Allora la riflessione sul modo di procedere logicamente nella scoperta del Principio primo sbocca, oltre che nel superamento dell’ontologia classica, anche nell’affermazione del suo opposto, la me-ontologia. Dunque si capisce che l’analitica neoplatonica ha un carattere puramente antiaristotelico che si esprime nella piena “negazione” della positività ontologica di ogni ente, giungendo in tal modo al concetto di Uno-Tutto ineffabile. Ma certamente la verità novità scaturisce dal concetto di ipernegazione, ossia dalla negazione della negazione: l’essere infatti nel neoplatonismo smette di essere principio e fondamento di tutte le cose, ma diventa derivato dal Principio Primo che è l’Uno l’impartecipabile. L’Uno allora non può essere in ultima istanza raggiunto per via analitico - conoscitiva, ma per via simbolica o analogica.

Tratto da IL NEOPLATONISMO di Carlo Cilia
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