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Classificazione delle riserve di liquidità


1. Riserva obbligatoria. che corrisponde all’obbligo (imposto dalla Banca Centrale Europea) di detenere su conti, costituiti presso le banche centrali nazionali, un ammontare di riserve determinato in relazione alla dimensione e alla composizione delle passività, secondo aliquote differenziate (in misura decrescente rispetto alle scadenze delle passività) e con una prestabilita periodicità di calcolo.
La riserva dovuta è interamente mobilizzabile, nel senso che l’obbligo di riserva deve essere "mediamente" rispettato nell’arco di tempo prestabilito (detto "periodo di mantenimento").
Ogni banca ha la possibilità di compensare il surplus di riserve in una certa giornata con il deficit di riserve fatto registrare in un’altra giornata, durante lo stesso periodo di mantenimento.
Il meccanismo della mobilizzazione facilita, pertanto, l’assorbimento delle fluttuazioni giornaliere del fabbisogno di liquidità delle banche e consente a queste di trarre vantaggio da situazioni in cui il livello corrente dei tassi interbancari a brevissimo termine è superiore o inferiore rispetto al livello atteso per il resto del periodo di mantenimento: nel 1° caso infatti apparirà conveniente incorrere in un temporaneo deficit di risorse per erogare prestiti al mercato; mentre nel 2° caso si prospetterà la convenienza di prendere a prestito fondi dal mercato, registrando un surplus nel conto di riserva.
La riserva dovuta è remunerata a un tasso di interesse pari al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento principali effettuate dal Sistema europeo di banche centrali durante il periodo di mantenimento, mentre non sono remunerate le somme depositate sul conto di riserva che sono in eccesso rispetto all’importo dovuto (ossia le c.d. "riserve in eccesso"). Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali, di norma, è prossimo a quelli di mercato, sicché risulta alquanto attenuato l’onere economico derivante dal sistema della riserva obbligatoria.
La riserva obbligatoria, dal punto di vista della BCE, svolge 2 funzioni:
la prima (strettamente collegata al meccanismo della mobilizzazione), che consiste nella stabilizzazione dei tassi di interesse del mercato monetario durante il periodo di mantenimento, con la conseguenza che la Banca centrale non è costretta a intervenire frequentemente nel mercato per motivi "tecnici" e non corre quindi il rischio che tali interventi tecnici siano invece interpretati come segnali di politica monetaria.
la seconda, è quella di ampliare il fabbisogno strutturale di liquidità da parte del sistema bancario, in modo da rendere più agevole la gestione operativa della politica monetaria e, in particolare, il controllo dei tassi di interesse e della creazione dei depositi e dei crediti bancari secondo gli obiettivi di governo dell’offerta di moneta (si ricordi il meccanismo del moltiplicatore)

2. Riserve libere o volontarie, cioè tutte le attività finanziarie costituite da moneta legale, oppure idonee a renderla disponibile in condizioni di tempo o di costo coerenti con l’urgenza del fabbisogno e con l’equilibrio reddituale della gestione. Essi si distinguono in:
Riserve di prima linea (o liquidità primaria), costituite dalla moneta legale in cassa, dalle altre attività esigibili presso la Banca centrale e dai crediti esigibili nei confronti di altre banche. Inoltre, la parte mobilizzata della riserva obbligatoria può essere assimilata, per la sua disponibilità, a quella di prima linea.
Riserve di seconda linea (di liquidità secondaria), costituite da tutte le altre attività finanziarie fruttifere, idonee a generare liquidità sia in modo naturale (raggiungimento della scadenza) sia in modo artificiale (trasferimento a terzi definitivo o temporaneo). Sono in larga parte costituite da titoli di Stato a breve scadenza. Il grado di liquidità delle attività comprese nella definizione di riserva di seconda linea varia, quindi, in misura significativa tra un limite superiore (max liquidità) corrispondente alle attività di scadenza molto prossima, e uno inferiore, riferito alle attività con scadenza anche molto dilazionata, ma comunque negoziabili nei rispettivi mercati secondari oppure utilizzabili come garanzia per l’ottenimento di finanziamenti a breve.
In definitiva non è possibile identificare in modo esauriente e preciso le attività finanziarie componenti la riserva di seconda linea e, d’altra parte, segnarne gli esatti confini rispetto alla riserva di prima linea. Peraltro la concettualizzazione del problema è piuttosto semplice, poiché è sufficiente considerare le attività finanziarie possedute in ordine decrescente di grado di liquidità.
In linea generale la scelta di dimensionamento e composizione delle riserve (prima e seconda linea, e investimenti di quest’ultima) si configura in termini di trade off tra liquidità e rendimento.
Gli interventi e le azioni di aggiustamento ex post delle riserve non solo tengono conto della situazione presente, ma contribuiscono attivamente a modificarla in termini di composizione, riferimenti temporali e di dimensione dei fabbisogni successivi. (esiste interdipendenza tra quantificazione del fabbisogno di riserve e definizione dell’orizzonte temporale di riferimento.
Al processo decisionale relativo alla gestione della tesoreria e delle riserve corrisponde il Ciclo i programmazione e controllo (anch’esso circolare, in sequenza temporale), che si rialimenta utilizzando come nuovi input i risultati conseguiti e l’apprendimento (conoscenza ed esperienza) derivante dall’analisi degli scostamenti e dalla loro interpretazione.
Tale ciclo si compone di 5 fasi:
1) definizione degli obiettivi
2) definizione ed esecuzione delle azioni
3) conseguimento dei risultati
4) analisi degli scostamenti
5) ridefinizione degli obiettivi
Infine, la gestione della tesoreria e delle riserve è resa ulteriormente complessa da altre due circostanze fondamentali:
la natura multivalutaria dei flussi e delle quantità patrimoniali: si possono verificare trasferimenti tra le tesorerie delle valute diverse, tramite compravendite sul mercato dei cambi; la gestione di una tesoreria multivalutaria implica un’elevata complessità informativa e il rischio di cambio.  
La distribuzione territoriale dei flussi finanziari: la gestione della tesoreria nello spazio (dove la liquidità si forma e dove essa viene invece utilizzata) comporta un livello maggiore di complessità analitico-decisionale, anche per l’ingresso di variabili come i costi di trasporto della moneta legale e i rendimenti/costi alternativi dell’investimento/approvvigionamento su base locale della liquidità eccedente/necessaria.
Tratto da IL SISTEMA FINANZIARIO di Alessia Chiovaro
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