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Gli IAS e l’attribuzione del rating di controparte


I dati di bilancio nel processo di assegnazione del rating. Il  processo di assegnazione del rating a una controparte corporate prevede l’uso di informazioni di natura sia quantitativa che qualitativa.
Le modalità con cui queste informazioni sono combinate possono variare da banca a banca, nonché in base alla natura della controparte (large corporate, PMI, etc): in alcuni casi si calcolano due distinti rating, uno quantitativo e l’altro qualitativo (che poi vengono successivamente integrati), mentre in altri casi tutte le informazioni sono considerate congiuntamente per determinare un rating finale.
I sistemi di calcolo del rating, finali o parziali (quantitativi o qualitativi) a loro volta possono essere principalmente basati su tecniche quantitative (come i modelli di scoring) oppure lasciare maggiore spazio alle valutazioni degli analisti e del personale coinvolto.
A tal proposito, il nuovo accordo Basilea concede alle banche ampia autonomia nella scelta delle variabili da analizzare ai fini della determinazione della rischiosità dei debitori. Esiste, quindi, la possibilità che l’introduzione degli IAS influenzi il processo con cui le banche valutano l’affidabilità delle proprie controparti attuali e potenziali. Ad esempio, la maggiore volatilità di alcune grandezze contabili, derivante dall’inclusione di componenti non realizzate, non altera la sostanza economica dell’operazione, ma potrebbe fornire importanti indicazioni sull’andamento dei cash flow futuri. Questo effetto potrebbe essere più accentuato per le imprese quotate, in cui il rating è influenzato anche dalle informazioni tratte dal mercato azionario.
Gli indicatori di bilancio utilizzati nell’analisi dell’affidabilità di una controparte riflettono gli aspetti gestionali che evidenziano una maggiore correlazione con la probabilità di default dell’impresa valutata, tra questi vi sono: il peso dei debiti tra le fonti di finanziamento, la redditività, la capacità di far fronte agli oneri finanziari tramite il cash flow prodotto. Un’impresa che si finanzia prevalentemente con capitale di terzi, con un basso rapporto tra cash flow prodotto e interessi sul debito, oppure con una bassa redditività ha una maggiore possibilità di divenire insolvente.
La valutazione delle immobilizzazioni immateriali. Secondo l’attuale normativa, le immobilizzazioni immateriali possono sono iscritte all’attivo al costo d’acquisto o di realizzazione. Per i beni la cui utilizzazione è limitata nel tempo, tale costo va ammortizzato sistematicamente nell’arco della vita utile del bene (fanno eccezione alcune voci che devono essere ammortizzate in 5 anni: costi di impianto e ampliamento, spese di ricerca, sviluppo e pubblicità, avviamento). Le immobilizzazioni che risultino durevolmente di valore inferiore al costo ammortizzato devono essere iscritte a tale minor valore finché permangono i motivi della rettifica.
I criteri di valutazione dettati dall’IAS 38 per la maggior parte delle immobilizzazioni immateriali non differiscono sostanzialmente da quelli previsti dalla normativa italiana, con la rilevante eccezione dell’avviamento che non si ammortizza più. Un’importante differenza è legata alla possibilità di iscrivere i beni immateriali per i quali esiste un mercato attivo ad un valore rivalutato, determinato con regolarità, al fine di approssimare il fair value, le cui variazioni sono rilevate in una riserva di patrimonio netto (tale circostanza è poco comune). Notevoli cambiamenti emergono in relazione al divieto di iscrivere in bilancio di voci quali:
- costi d’impianto e ampliamento, anche se sorti a seguito di una business combination
- costi di ricerca e di pubblicità, a meno che non siano sorti a seguito di una business combination.
- costi di sviluppo che non soddisfano i requisiti dettati dallo IAS 38
- brevetti generati internamente, così come concessioni, licenze, marchi e diritti simili, se non protetti dalla legge o da un contratto.
Alla prima applicazione degli IAS-IFRS le voci elencate devono essere cancellate con una conseguente riduzione del patrimonio netto, con l’eccezione di quelle rilevate a seguito di business combination che devono essere riclassificate ad avviamento (se rilevato). I costi sostenuti negli esercizi successivi non possono essere capitalizzati e costituiscono pertanto componenti negative di reddito.
Tratto da IL SISTEMA FINANZIARIO di Alessia Chiovaro
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