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Il rendimento, la sua prevedibilità e il rischio


L’identificazione delle componenti che determinano il rendimento è essenziale, in quanto consente di comprendere le ragioni che giustificano la differenza tra il rendimento effettivamente conseguito (storico, ex post) rispetto a quello previsto in sede di valutazione dell’investimento (previsionale, ex ante).
Le componenti del rendimento sono:
- il reddito staccato, che rappresenta il pagamento periodico di cedole (per titoli obbligazionari) o di dividendi (per titoli azionari). Essa presuppone l’esistenza di un flusso di cassa in uscita per l’emittente che nel caso dei titoli obbligazionari sarà determinato in funzione del tasso contrattuale fisso (es: BTP) o variabile (CCT); mentre nel caso dei titoli azionari sarà definito discrezionalmente dall’assemblea dei soci.

- la differenza tra il valore di rimborso a scadenza (o il prezzo di vendita prima della scadenza) e il prezzo d’acquisto. (nel caso dei titoli obbligazionari è revista una scadenza e valore di rimborso predefiniti; mentre l’indeterminatezza della scadenza dei titoli azionari non consente di determinare un valore di rimborso).

- i frutti ottenibili grazie al reinvestimento dei flussi finanziari periodici prodotti dal titolo stesso.
NB: le ultime due componenti rientrano nel “reddito incorporato”.
Formalizzando: questa metodologia di calcolo del tasso di rendimento sottintende l’ipotesi che tutti i flussi di cassa periodici vengano reinvestiti fino al periodo n al medesimo tasso interno ® (la componente del reddito incorporato)
Entrando più nello specifico (in ordine crescente di incertezza del rendimento ottenuto):
- nei titoli zero coupon, l’assenza di flussi intermedi e la detenzione del titolo sino a scadenza elimina il rischio di ottenere un rendimento ex post differente da quello ex ante. Infatti tutte le componenti di reddito sono certe
- nei titoli a cedola fissa, l’aleatorietà riguarda l’entità dei flussi di cassa e il reinvestimento degli stessi titoli a cedola variabile
- nei titoli azionati, l’aleatorietà riguarda non solo l’entità ma anche l’esistenza dei flussi di cassa e l’inesistenza di valore di scadenza del titolo.
Le considerazioni sin qui espresse non hanno tuttavia tenuto conto del rischio di credito, del rischio di cambio e del rischio di prezzo. Pertanto, la quantificazione del rendimento avviene ipotizzando una pluralità di scenari futuri possibili (es. legati a un fattore macroeconomico o a eventi specifici dello strumento finanziario oggetto di valutazione) e associando a ognuno di essi una probabilità di accadimento e un’ipotesi di rendimento (approccio probabilistico piuttosto che deterministico).
Il rendimento del titolo e del portafoglio titoli sarà espresso come media ponderata dei rendimenti, utilizzando come pesi le probabilità di accadimento dei singoli scenari. In formula:

In sede di valutazione di convenienza tra diverse ipotesi (per ognuna delle quali si indica il rendimento e le probabilità associate ai diversi scenari che si potranno verificare), allo scopo di quantificare il diverso livello di rischio è opportuno introdurre una misura di rischio, denominata scarto quadratico medio (o deviazione standard), che quantifica la dispersione dei rendimenti realizzabili in ogni scenario rispetto al rendimento medio.

NB: sebbene lo scarto quadratico medio sia considerato una misura universale di rischio, essa non consente di cogliere alcuni fattori di rischio specifici relativi a particolari strumenti finanziari. Per es:
Nel caso dei titoli azionari può essere utile determinare la sensibilità delle quotazioni di un titoli rispetto ai movimento generali del mercato: la teoria della finanza propone il beta
Nel caso dei titoli obbligazionari potrebbe invece essere utile determinare la sensibilità del prezzo di un titolo alle variazioni dei tassi di interesse mediante un altro indicatore denominato duration.
Tratto da IL SISTEMA FINANZIARIO di Alessia Chiovaro
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