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Basilica di San Miniato al Monte


E' uno dei più antichi insediamenti benedettini della Toscana. Costruita sui resti di un’originaria chiesa carolingia, venne solennemente consacrata nel 1018, anche se i lavori si protassero almeno fino a tutto il perII sec. Dalla sua posizione, alla sommità di una dolce collina, essa domina simbolicamente l’intera città. La componente disegnativa ha il netto soppravvento su quella strutturale. La fascia inferiore, per esempio, presenta una decorazione a tarsia bicroma bianca e verde, con un grande rigore geometrico e con un misurato e semplice alternarsi di rettangoli e semicerchi. Nonostante dinanzi alla facciata non v sia alcun tipo di portico, le semicolonne con capitelli compositi sormontati da 5 rchi a tutto sesto ne disegnano idealmente uno. L’ordine superiore è decorato a sua volta da motivi più complessi, sempre a forte scansione geometrica ed è caratterizzato dal piegarsi dell’architrave a 90° sui capitelli delle slanciate lesene corizieggianti. Alla sommità, infine, si eleva un timpano triangolare di ispirazione classica. All’interno, la basilica presenta una semplice pianta rettangolare a 3 navate, senza transetto. La cripta seminterrata, il presbiterio rialzato, la presenza di un’unica bside e la copertura a capriate lignee costituiscono indizi di aderenza ai modelli costruttivi paleocristiani. La mancanza delle volte a crociera rende inutile la costruzione di mlti pilastri, che vengono ridotti a 4, sono di tipo composito, collegati trasversalmente da 2 arconi a tutto sesto che scompartiscono la navata cenrale in 3 campate. Queste, intervallate da una coppia di colonne, hanno forma rettangolare. I capitelli corinzi sono sormontati da un pulvino a gola e si prolungano in una cornice che lega i paramenti murari ai sostegni in aggetto. Una decorazione orizzontale a fasce alternate verdi e bianche corre tangente al cervello degli archi, all’altezza di capitelli delle alte semicolonne sorreggenti gli archi trasversali, come una trabeazione classica.

Tratto da ITINERARIO NELL’ARTE di Elisabetta Pintus
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