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L'esistenza di schiavi affrancati secondo Meyer

Lo storico tedesco Meyer pone l’accento sull’affrancamento: l’esistenza di schiavi affrancati e la loro condizione provano che gli antichi offrivano agli schiavi ampie possibilità di liberazione e di avanzamento sociale; il liberto è per lui il segno che l’economia antica ha conosciuto fasi capitalistiche: gli ex schiavi liberati si integravano perfettamente nella società romana e le loro possibilità economiche non erano molto diverse da quelle di altri notabili. La figura storiografica del liberto è meno smagliante di quella dello schiavo. Tuttavia essi sono stati oggetto di sintesi brillanti, di miti unificanti. Molti liberti svolgevano funzioni che noi qualifichiamo intellettuali o artistiche, o che sono proprie, nell’epoca attuale, delle professioni liberali: professori, scrittori, medici, architetti, pittori, scultori, attori, ecc. Molti tesi latini della fine della repubblica fio all’alto Impero assimilano il liberto al povero, e in particolare al povero di città. All’epoca di Petronio, Plinio il vecchio parla di plebe di liberti, non per distinguere, all’interno di questa categoria, una plebe da un’aristocrazia, ma er dire che i libertini (il gruppo dei liberti), costituiva, in rapporto agli altri gruppi di città, la plebe, il popolo delle città. I liberti formano un gruppo urbano, anche se alcuni di loro hanno sempre vissuto in campagna osi sono sempre occupati di agricoltura. La figura sociale del liberto è complessa e fragile. Non ha la coerenza dell’aristocratico, sicuro della propria superiorità e ammantato di valori che lo fortificano, anche se non li mette in pratica nella vita quotidiana; non ha la semplicità rustica del vero contadino indigeno, né l’irriverenza controllata dello schiavo domestico. Il liberto si trova all’incrocio di parecchie forze divergenti o opposte. Da una parte stato schiavo, dall’altra il suo status di liberto è parzialmente contraddittorio, poiché l’affrancamento gli conferisce la stessa cittadinanza del suo patrono, ma lo sottomette a tutta una serie di obblighi e usi che lo separano dagli ingenui. Ogni liberto ha inoltre una collocazione economica e sociale determinata; infine ogni liberto h origini geografiche e culturali che gli sono proprie. In linea di principio il liberto è un uomo libero, suscettibile di integrarsi perfettamente al resto della popolazione libera dell’Impero. In pratica, tuttavia, è sottomesso a una serie di regole e obblighi. Egli è pienamente libero; il giureconsulto Gaio, nel II secolo d.C. distingue due categorie di uomini liberi: gli ingenui (nati liberi) e i liberti (liberati dalla schiavitù). L’affrancamento non è solo un atto di diritto privato deciso dal padrone dello schiavo, in base al quale questi ultimi rinunciano al loro diritto i proprietà; la liberazione dello schiavo è garantita dalla città e dallo schiavo. Negli ultimi secoli della repubblica e sotto l’Impero, l’individuo che veniva
affrancato da un cittadino romano diventava cittadino romano, qualunque fosse stata la procedura ufficiale adottata per affrancarlo. Il padrone, con la sua volontà, era all’origine di un atto di sovranità pubblica; egli permetteva al proprio ex schiavo di accedere ai diritti politici nel momento stesso in cui gli concedeva la libertà personale.
Tratto da L'UOMO NELLA SOCIETÀ ROMANA di Alessia Muliere
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