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Il militante politico


Prima della nascita del partito moderno erano fondamentali coloro che individuavano e spingevano al voto gli elettori.
I “canvass” all’inizio di ogni periodo elettorale in forma di comitati rendevano nota di tutte le risposte degli elettori e il probabile risultato di voto.
Questo accadeva in Inghilterra nella seconda metà dell’800 quando ancora dovevano sorgere i partiti di massa e i militanti. Gli stessi candidati svolgono il ruolo di canvasser in quanto i cittadini non sono ancora presi ideologicamente.
La figura del militante si diffonde con l’estendersi del diritto di voto e con la nascita di partiti che per dialogare con fasce di popolazione maggiori si dotano di un struttura centralizzata e aprono sedi dove coordinano le attività degli iscritti; in Italia dopo il 1882 con il primo radicamento del movimento socialista si assiste ad un piccolo esercito di propagandisti che si mobilitano.
Il propagandista deve convincere parenti, conoscenti, amici e diffondere il pensiero del partito, questo è il militante.
Dopo il 1945 le organizzazioni politiche impartiscono direttive ai militanti identiche a quelle che animavano i canvasser inglesi e quindi comunisti, democristiani repubblicani devono mettere la conquista del voto davanti all’ideologia.
I Comitati civici mettono in atto una propaganda intensa e organizzata con un servizio svolto con autoambulanze che diviene una delle immagini delle elezioni del 1948, le mete da raggiungere sono: nessun assente e nessun voto perduto.
Anche il Pci impartisce consigli e indicazioni ai suoi militanti, in quanto essere militanti comporta precisi compiti e mansioni.
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