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La fase pre-televisiva o dell’autarchia della politica: 1945-1959


Nel 1945 il ritorno alla democrazia vuol dire la riorganizzazione dei principali protagonisti della vita politica ossia i partiti che si conformano al modello del partito di massa.
Il Partito Comunista e il Partito Socialista sono tali fra il 1945 e il 1950 grazie ad una rapida crescita numerica e ad una struttura organizzativa che si ampliano negli anni successivi; la Democrazia Cristiana  solo con la sconfitta elettorale del 1953 e la segreteria di Fanfani avvierà quel rafforzamento dell’apparato centrale sulla periferia e quello sviluppo organizzativo che consente al partito di diventare un partito di massa; a parte il Partito liberale anche tutte le altre organizzazioni guardano a questo modello organizzativo come il Partito repubblicano e il Movimento sociale.
Caratteristico di questa fase è l’elevata partecipazione degli italiani alla vita politica, la partecipazione si esplica nelle forme e nei modelli della militanza; operano nei partiti molti militanti, iscritti e simpatizzanti.
La costruzione della struttura organizzativa e territoriale cresce di pari passo con la crescita numerica; oltre tre milioni e mezzo di italiani alla fine degli anni’50 sono iscritti ai tre principali partiti.
Esiste un alto grado di partecipazione spontanea ad eventi e manifestazioni politiche e soprattutto nei primi anni del dopoguerra momenti come il comizio in piazza o il dibattito politico sono eventi ai quali si partecipa per conoscere le diverse posizioni politiche, avere un contatto ravvicinato con i leader.
I comizi sono contraddistinti dall’abilità oratoria dei leader, dal rapporto con l’uditorio, dalle proiezioni di piazza che sono anche presenti nelle feste, nelle mostre organizzate dai partiti che alimentano la componente spettacolare del confronto.
Per quanto riguarda la comunicazione, ci sono due tratti che contraddistinguono questa prima fase: i principali partiti sono efficienti macchine di comunicazione e possiedono quotidiani, riviste, periodici, case editrici, con cui parlano all’esterno e controllano direttamente gli strumenti e i canali della loro propaganda; gli strumenti tradizionali quali i comizi, i manifesti, i volantini e il porta a porta sono fondamentali ai fini della comunicazione politica ed elettorale e sono direttamente controllati e gestiti dai partiti che si impegnano nella produzione e distribuzione di filmati e audiovisivi di propaganda.
Fra il 1945 e il 1959 i cambiamenti e le evoluzioni sono già in atto come per il comizio che verso al seconda metà degli anni ’50 passa da momenti di comunicazione esterna ai partiti a momento di comunicazione interna e il trasferimento dalla piazza o dalla via al chiuso dei teatri o al cinema.
I partiti sono i principali protagonisti e sono dal punto di vista della comunicazione strutture autarchiche capaci di entrare da sole in contatto con i militanti, gli iscritti, i simpatizzanti e gli elettori.
I partiti di massa sono capaci di fornire una risposta alle diverse esigenze e fasi di vita dei propri iscritti e sono infatti definiti “dalla culla alla bara” anche per quanto riguarda la comunicazione.
La scena pubblica è ancora poco sviluppata e incentrata su quotidiani locali, periodici che vengono diffusi soprattutto nella versione illustrata e la radio.
La televisione arriva solo nel 1954 e sono poche le conseguenze immediate, uno sviluppo audiovisivo ai fini informativi si deve alla Settimana Incom.
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