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Le piazze della politica


Nel 1945 la piazza torna ad essere un luogo privilegiato di confronto e dibattito politico, una piazza dove si alternano i differenti partiti; in questi luoghi si trovano piccoli oratori che intrattengono vaste platee. A seconda del luogo o dell’oratore il comizio cambia nome divenendo discorso o predica.
Nel primo dopoguerra il gesuita Lombardi soprannominato il “microfono di Dio” gira tutta l’Italia raccogliendo folle.
La soluzione degli allacciamenti telefonici utilizzata dal fascismo, fu utilizzata anche dal Pci permettendo a Togliatti di parlare al pubblico dei Festival dell’Unità di Novara e Vercelli.
Il comizio è il modo più diretto ed economico per esprimere le proprie idee agli elettori che nei primi anni della vita democratica partecipavano assiduamente ai comizi. In quel periodo il comizio è simile al dibattito di piazza, una formula inaugurata negli anni ’60 dell’800 da Garibaldi e fatta propria dagli anarco-sindacalisti e adottata poi dai candidati dei partiti popolari per le elezioni del 1913, questa forma era stata messa a tacere dal fascismo, ma con il ritorno al libero confronto democratico al discordo ufficiale seguono delle discussioni qualche volta spontanee, e altre volte dovute a squadre di disturbatori organizzati.
La pratica dell’interruzione è molto diffusa e la Dc realizza un manifesto intitolato: “10 domande utili a farsi nei comizi” dove si suggerisce ai militanti quali domande porre per interrompere gli oratori avversari; anche sull’ “Avvenire d’Italia” si anticipano gli argomenti che il Fronte popolare tratterà con le repliche a queste.. Il comunismo attraverso “Il quaderno dell’attivismo” riporta schemi di comizi e conversazioni sulle principali questioni politiche e diffonde piccoli opuscoli che trattano argomenti e questioni politiche.
Nell’imminenza della campagna elettorale del 1948 i Frati volanti disturbano i comizi.
La pratica per cui si invitano sul palco le persone per controbattere aumenta la tensione e i contraddittori degenerano in discussioni di piazza e infatti proprio per la campagna del 1948 i partiti danno vita al Comitato centrale di intesa per la libertà elettorale dove si impegnano a rispettare la libertà di parola e di voto e non disturbare i comizi, non chiedendo e non concedendo contraddittori.
Nell’ Italia del secondo dopoguerra il comizio non è un evento eccezionale perché è una pratica simile ad una battaglia di piazza il cui esito dipende dalla capacità dell’oratore e dall’abilità a neutralizzare le azioni degli avversari.
Fanfani afferma che i comizi non hanno la frequenza dei primi tempie vanno preparati con più organizzazione.
Dietro l’apparente spontaneità del pubblico ad esempio come l’applauso, in realtà vi è l’azione degli uffici di propaganda dei partiti.
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