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Il nome




Il nome è detto anche sostantivo e viene dalla grammatica classica dove nomen substantivum, il nome di una realtà, si differenziava dal nomen adiectivum, il nome che si aggiunge e che esprime i predicati come suscettibili di appartenere ad entità differenti. Il termine nomen indica la funzione che accomuna nome e aggettivo: si tratta della qualitas, cioè un insieme di caratteristiche che nel nome sono così in quanto tale, mentre gli aggettivi appunto possono riferirsi ad entità diverse.

La strutturazione morfologica dipende dalle lingue (cioè come il lessema struttura le sue forme di parola). In italiano si specifica secondo due categorie morfematiche: il genere e il numero. In altre lingue sono tre, perche c'e il caso (tedesco ad es). I morfemi del genere e del numero sono intrinseci, sono semantici, legati al contenuto: il genere è un morfema fisso, mentre il numero è un morfema libero. Occorre fare una distinzione tra genere naturale e genere morfologico: solo in un numero limitato di casi il genere morfologico corrisponde a quello naturale.
Il numero è più immediatamente semantico del genere. Se il sostantivo viene usato come predicato nominale, il genere ed il numero passano ad essere estrinseci, in quanto è necessaria una concordanza: sua moglie è una professoressa – le sue figlie sono studentesse.

Sul piano sintattico, il nome si caratterizza per svolgere la funzione di nucleo (o testa) cioe di elemento di base, del sintagma nominale SN. A partire da un nome si puo formare un SN, che può essere:
SN soggetto (il bambino corre)
SN oggetto ( vedo un bambino)
SN complemento (passeggio con il bambino)
SN predicato nominale (Luigi è un bambino)
SN apposizione (Luigi, un bambino forte, non si lasciava prendere)

È importante l'apporto semantico del nome: Bambino indica “un essere tale che è un bambino”, cioe un essere (x) che è umano, maschio e non adulto. Questi non sono una serie di predicati attribuiti al nome ma una serie di predicati che costituisce il nome.
 
I nomi vengono usati per indicare gli esseri che popolano il nostro mondo.
Ci sono quattro “pretese” del nome rispetto al suo denotato: realtà, distinguibilità, rilevanza e tematicità.
1. Si dà un nome solo per le cose che ci sono o che si crede ci siano. Il nome esprime un'ipotesi di realtà, di esistenza (ad esempio l'arabo non ha inventato un nome per indicare la neve)
2. La distinguibilità. Si da un nome alla differenza, non alla continuita indifferenziata.
3. La rilevanza. Per una differenza non rilevante non costruiamo un nome specifico (molte lingue non presentano la differenza tra zio materno e paterno)
4. La tematicità. Fa riferimento alla predisposizione del nome a diventare oggetto del discorso.

Tratto da LA COMUNICAZIONE VERBALE di Melissa Gattoni
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Dettagli appunto:

  • Autore: Melissa Gattoni
  • Esame: Linguistica generale
  • Titolo del libro: La comunicazione verbale
  • Autore del libro: Eddo Rigotti; Cigada Sara
  • Editore: Apogeo
  • Anno pubblicazione: 2004

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