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Il XX sec. e le teorie di esposizione museale

Entrando in un museo, tutto è perfettamente disposto, in un ordine apparentemente prestabilito. Tutto è “al suo posto”. Eppure non è così, eppure dietro ciò che sembra naturalmente predisposto si celano scelte, studi ed ideologie. Il 1900 è stato il secolo di tutte le teorie e gli studi riguardanti l’esposizione; l’apoteosi dell’analisi, delle possibilità; la nascita della cura critica complessa. Alla fine del XIX sec in Francia, gli artisti iniziarono a ribellarsi contro i Salon espositivi accademici e a ricercare nuovi luoghi dove esporre, i famosi Salon des Refuses, proprio per liberarsi dalle dinamiche prestabilite e imposte dallo Stato, sarà con il successivo avvento delle Avanguardie Storiche che si rivoluzionerà il concetto di esposizione. Il discorso si rivela molto complesso e stratificato in un concatenarsi di eventi che hanno definitivamente cambiato la nostra percezione del museo in particolare e dell’arte in generale. Nel villaggio globale che ormai abitiamo, nelle città sempre più ricche di elementi multietnici e multiculturali, può una politica museale aiutarci a convivere, non più estranei gli uni agli altri? E se il patrimonio culturale di un popolo, di un gruppo, è l'elemento fondativo della sua identità, in che modo rappresentarne la diversità senza ridurlo a folklore? Quali indicazioni l'allestitore potrà trarre dall'esperienza acquisita nella sua cultura per rendere parlanti al visitatore gli oggetti esposti? Qual è il rapporto tra la vocazione universalistica e il carattere contestuale di ciò che chiamiamo bene culturale? Nel testo si discute cioè sul ruolo dell’arte e delle modalità di esporre, intese come capacità di coinvolgere, unire e comunicare, attraverso lo spazio e attraverso il tempo. Esempi dei differenti modi di intendere l’espressione umana, non solo nella cultura occidentale, ma soprattutto nelle culture intese come esotiche, dove il museo diviene vero e proprio interprete e creatore dell’ennesimo pezzettino di puzzle necessario per costruire una nostra idea critica, basata su una conoscenza il più obiettiva possibile.
Tratto da LA CULTURA MUSEALE di Alessia Muliere
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