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La situazione museale italiana


Se consideriamo la situazione museale italiana ci rendiamo conto di quanto siamo lontani da queste prospettive. I nostri record continuano a essere quelli di quarant’anni fa, quando, per fare solo un esempio, Carlo Scarpa lavorava a Castelvecchio, sottolineando le intrinseche differenze tra vecchio e nuovo. Già allora, dalle nostre parti, «nacque il concetto di museo democratico dove viene fatto un tentativo concreto non solo di esporre ma anche di creare, utilizzando ogni possibile stratagemma, una connessione tra opera e visitatore per condurre attraverso la collezione, guidandolo per mano, l’uomo della strada». Una lettura critica dello stato attuale probabilmente metterebbe in evidenza che norme troppo rigide e politiche miopi hanno appiattito quelle fondamentali diversità che un museo dovrebbe saper comunicare. La nostra città ormai è diventata una realtà multietnica e multiculturale, può una politica museale aiutarci , favorire il nostro rapporto con ciò che è a noi estraneo? Gli oggetti sono portatori di valori culturali ma non hanno voce per esprimerli per questo entrano in gioco altri fattori: chi produce l’oggetto(artista) chi lo espone (curatore) e chi lo va a vedere (pubblico) la mostra è un campo dinamico in cui vi sono questi 3 elementi. Il cartellino è una sorta di spazio intellettuale in cui l’osservatore entra in contatto con i primi 2 elementi. Il museo riesce a trasformare ogni cosa in oggetto degno di interesse visivo. L’effetto museo è quello di riuscire a rendere qualsiasi cosa opera d’arte. Certo pero che isolare l’oggetto dal suo contesto originario potrebbe compromettere il suo significato, la sua comprensione.
Tratto da LA CULTURA MUSEALE di Alessia Muliere
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