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La svolta dei nove mesi e la comparsa dell’intenzionalità


Intorno agli otto o nove mesi il bambino compie un ulteriore e importante passo in avanti verso l’appropriazione della cultura di riferimento. Inizia a considerare l’adulto non più solo come un agente animato e autonomo ma anche come un soggetto intenzionale, in grado di gestire e controllare in modo spontaneo la propria condotta, di avere degli scopi e di operare consapevolmente delle scelte fra le diverse opportunità per conseguire tali obiettivi. La comparsa dell’intenzionalità rappresenta una tappa fondamentale per la costruzione della mente culturale del bambino. La comparsa dell’intenzionalità consiste nella capacità sia di manifestare ad altri le proprie intenzioni sia di capire che gli altri sono agenti intenzionali. In questo periodo il bambino diventa in grado di manifestare in modo esplicito le proprie intenzioni. In particolare attraverso i gesti deittici come estendere il braccio e l’indice per indicare qualcosa nell’ambiente, mostrare un oggetto, ecc. Si tratta di gesti che comportano un’interazione triadica (bambino, adulto e oggetto).
Sul piano della comunicazione, tali gesti hanno un valore sia proto-richiestivo (servono per chiedere oggetti a]- l’adulto ed esprimono un desiderio) sia proto-dichiarativo (servono per richiamare l’attenzione dell’adulto su un certo oggetto o evento e consentono di condividere la medesima referenza nel mondo esterno).
La comparsa dell’intenzionalità mette in moto lo sviluppo di diversi altri processi psicologici importanti. Anzi tutto, rafforza l’apprendimento attraverso l’imitazione. In secondo luogo, favorisce la dissociazione fra mezzi e fine. Nei primi mesi il bambino comprende che le sue azioni hanno degli effetti sull’ambiente ma non sembra capire in che modo egli ottiene questi risultati. Sembra agire ciò che Piaget chiama «pensiero magico». Ma verso gli otto mesi il bambino sviluppa una diversa comprensione del rapporto fra azione e risultato, in quanto diventa in grado di: a) usare differenti mezzi per raggiungere lo stesso scopo; b) riconoscere il valore di azioni intermedie per il raggiungimento dello scopo (rimuovendo un ostacolo, superando una barriera, ecc.). In tal modo il bambino dimostra maggiore flessibilità nell’impiegare mezzi diversi per il medesimo scopo, nel differenziare gli scopi che si possono raggiungere con i medesimi mezzi, nel considerare le azioni come scopi in alcune circostanze e come mezzi in altre e così via. Questa dissociazione fra mezzi e scopi, posta già in evidenza da Piaget, costituisce un indicatore importante dell’intenzionalità dell’infante a quest’età, poiché implica che egli abbia uno scopo in mente prima di tradurlo in azione e che riesca a distinguere tale scopo dai mezzi per raggiungerlo.

Tratto da LA MENTE MULTICULTURALE di Anna Bosetti
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