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Il cinema di George Meliès



George Meliès è uno dei primi ad intendere la produzione di un film come processo artistico nei termini di messa in scena. Ad ogni modo il suo cinema rimane fondamentalmente un ibrido in cui la componente dell’attrazione è ancora molto forte, ma si integra alla perfezione con la narrazione anche grazie al fondamentale strumento del montaggio, nei confronti delle cui potenzialità espressive Meliès mostra di avere intuito e sfrutta al meglio per i propri film. Comunque è da ricordare che questi elementi caratterizzanti il cinema delle attrazioni non escludono la sporadica presenza di strategie di racconto tramite il montaggio.
Per esempio nel finale di Le Voyage dans la lune, l’astronave precipita a terra e la vediamo uscire rapidamente di campo. Nell’inquadratura successiva l’astronave, che non è altro che un grosso proiettile, verrà ripresa al momento della caduta nell’oceano e ancora, nella terza inquadratura, vedremo l’astronave cadere sul fondo dell’oceano, creando così una certa continuità. Altro esempio è quello de L'homme-orchestre, uno dei più celebri film di Méliès, per la perfetta padronanza della tecnica della mascherina/contromascherina e della sovraimpressione, che permetteva di filmare la pellicola in più fasi separate, con un risultato che faceva sembrare tutto girato contemporaneamente. Anche la tecnica dell'arresto della ripresa, che permetteva di far sparire e apparire gli oggetti, viene qui usata. Méliès arrivò a sdoppiare sé stesso ben sette volte, creando un'orchestra intera composta da una sola persona.

Tratto da LA NASCITA DEL CINEMA di Marco Vincenzo Valerio
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