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Il genitore detestabile in pediatria


In realtà la presenza del genitore aiuta il medico a reggere le ansie provocate in lui dal fatto di lavorare con i bambini malati e dalla possibilità che essi possano non guarire. In effetti, il genitore è visto un po’ come un parafulmine di tutte le difficoltà e su di lui si rivolgono le ire del medico che così può scaricare la tensione che il suo difficile compito comporta.
Una delle tentazioni più forti per il pediatra pare essere quella di vedere il genitore “detestabile” come una fonte inesauribile di ansia, compromettendo in maniera pressoché totale la possibilità di instaurare rapporti proficui. L’ansia di entrambi gioca a sfavore di un riconoscimento delle possibilità di collaborazione.
I genitori sono spesso visti come una massa compatta e uniforme in cui tutti hanno gli stessi vizi e le stesse modalità di relazione. Questa modalità uniforma di rapportarsi costituisce uno schermo fra il medico e il genitore in quanto persona particolare e, impedendo ogni scambio affettivo, impedisce anche al medico di entrare in crisi di fronte alle ansie dei suoi interlocutori.
Nonostante il livello di scolarizzazione sia oggi generalmente più elevato che alcuni anni fa, per alcuni permangono difficoltà di comprensione legate all’uso di un linguaggio inconsueto e complesso da parte del pediatra.
Per questo motivo il genitore in ospedale a volte non si rivolge direttamente al pediatra interessato per chiarire i propri dubbi e cerca invece aiuto in figure alternative, quali infermiere o medici di famiglia, sentiti più vicini al proprio contesto esistenziale e quindi ritenuti capaci di essere più chiari e rassicuranti.

Tratto da LA PAURA DEL LUPO CATTIVO di Anna Bosetti
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