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Adam Smith e l’idea di politica


3.47 Per Smith la politica (società artificiale) è una sorta di emanazione, seppur importantissima, dell’economia (società naturale).

3.48 L’uomo, per Smith, non è un “animale sociale”, ma in primo luogo un “animale che lavora” e che, solo dopo, diventa politico. Ma è la divisione del lavoro che spiega la dimensione antropologica e tutta la vita dell’uomo: il modo di lavorare determina il modo d’essere in società.

3.49 L’attività economica ha delle sue regole, ma è estremamente più efficace solo se l’attività politica garantisce le regole del mondo del lavoro e, soprattutto, ordine, pace e sicurezza (che ha portato a concentrare il capitale dalle campagne alle città).

3.50 Una società che vive in pace accresce la dimensione del mercato: di pari passo va la divisione del lavoro, che è determinata e proporzionata proprio dall’ampiezza del mercato. Tuttavia, essa non deve essere assolutizzata né portata alle estreme conseguenze (no anarchismo): la divisione del lavoro porta a non esercitare mai l’intelletto e l’inventiva (a causa della ripetitività del lavoro), e così un popolo può arrivare a indebolirsi nella mente e nel corpo.

3.52 L’aumento del mercato è proporzionato all’aumento degli scambi, da cui nasce la necessità di un adeguato strumento, la moneta. Essa ha i giusti requisiti di moralità e giustizia (non è esposta a frodi, a falsificazioni della quantità di metallo prezioso contenuto) e possiede un valore d’uso e un valore di scambio. Tuttavia, per Smith, il giusto valore della merce può essere determinato solo secondo il valore-lavoro: solo il lavoro non varia mai il suo valore, dunque è la sola misura reale su cui fare affidamento per stimare il valore reale di una merce

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