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La valutazione come oggetto tabù


La valutazione è da sempre uno dei temi pedagogici più trattati ed è argomento ben presente nei discorsi, fuori e dentro la scuola, di tutti i protagonisti dell’esperienza scolastica. Ciò che viene eluso nei discorsi della scuola è la riflessione, gli interrogativi, il senso e le scelte che il valutare comporta all’interno di processi educativi e di istituzioni scolastiche.
Per gli insegnanti una parte considerevole dell’attività in classe lavoro collegiale con i colleghi, del rapporto con le famiglie è dedicata a qualcosa che ha a che fare con la valutazione: prove, interrogazioni, compiti, esami, scrutini, bilanci e analisi della situazione nei consigli di classe, colloqui, udienze, consegna di schede di valutazione. E tutto ciò complica e richiede confronti, scelte, interpretazione delle normative, discussione, progettazione, ma in realtà lasciano inespressi i grandi interrogativi pedagogici su natura, senso, e scopo della valutazione.
Per allievi la valutazione è una realtà talmente avvertita presente nel vissuto dell’esperienza scolastica da divenire una dimensione caratterizzante del loro essere scuola.
Ciò che esce dalla scuola e si immette e intreccia con le trarne di vita, con le relazioni famigliari e amicali sono essenzialmente discorsi che parlano di giudizi, di successi o fallimenti.
Anche tra gli studenti sembra difficile rinvenire occasioni e situazioni in cui la valutazione sia oggetto complessivo di pensiero, di riflessione, segnali una posizione di condivisione e di partecipazione alle pratiche valutative, e riveli la consapevolezza del significato e delle implicazioni per sé dell’essere oggetto di valutazione. Il controllo e il giudizio sono vissuti come esigenza che appartiene «naturalmente» alla logica del sistema scolastico molto più che a sé e al proprio bisogno di riscontro del processo di formazione e crescita. Anche per il terzo protagonista della scena scolastica, la famiglia, il rapporto con la valutazione è intenso e continuo. L’attenzione e la partecipazione alla vicenda scolastica passano prevalentemente attraverso il filtro dei risultati, dell’espressione di giudizi. Ma anche per la famiglia è difficile raro l’accesso a occasioni in cui poter cogliere in tutta la sua complessità e problematicità educativa la funzione valutativa e le sue logiche interne.
L’aspetto tabù della valutazione riguarderebbe perciò proprio l’impossibilità o quanto meno la difficoltà di un discorso pedagogico esplicito e condiviso che la riconosca come dimensione intrinseca e fondante della relazione educativa e non, come più spesso accade, come una funzione specializzata che ha effetti sulla relazione educativa.
L’atteggiamento valutativo produca necessariamente una decisa asimmetria relazionale tra valutatore e valutato che compromette gravemente la possibilità di una comunicazione felice e produttiva ai fini della costituzione e del rinforzo del senso di sé.
Tratto da LA VALUTAZIONE IN AMBITO SCOLASTICO di Anna Bosetti
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