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LA PAZZIA E IL TEMPO


La scienza ha tentato di usare gli strumenti della medicina per carpire la mente dell’uomo e la natura vivente risulta incomprensibile senza il punto di vista dell’evoluzione del tempo. Chiunque entri in relazione con un essere umano attraverso una diagnosi psichiatrica, con la premessa di poter mantenere distinti sistema osservato e sistema osservatore, sta costruendo un contesto rigidamente strutturato dove in futuro i comportamenti non possono che assumere un significato patologico. In quest’ambito c’è una classificazione statica di quadri sindromici ma non esiste alcuna possibilità di evoluzione nella comprensione del pensiero umano.
Il DSM III è soltanto un’immagine fissa di un processo dinamico teso a comprendere sempre meglio i disturbi mentali. Qui il processo di comprensione passa attraverso una sequenza temporale di immagini fisse, osservate con il proposito di trovare un processo patologico correlato a un danno biologico.
Il biologo Rose dichiara che “il presente di ciascuno di noi è foggiato dal passato, dalla personale e unica storia del nostro sviluppo come organismo e può essere compreso solo in questi termini”. Per lui il tempo e la storia peculiare di ogni individuo sono elementi irrinunciabili per una comprensione del comportamento di tutti gli organismi viventi. Che cosa è allora la diagnosi psichiatrica se non una descrizione del comportamento e del pensiero di un essere vivente congelata nel tempo? La psichiatria risponde che classificare i comportamenti non equivale a classificare gli individui.

Tratto da LE RADICI CULTURALI DELLA DIAGNOSI di Carla Callioni
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