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Bufalino e le opere degli anni '90

Il malpensante - 1987 -


 Una raccolta di aforismi e pensierini vari in forma di lunario. L'aforisma che per Bufalino non nasce dall'esperienza di avvicinarsi alla verità dopo meditazione, ma come motto fulmineo dettato da un umore momentaneo.

Le menzogne della notte - 1988 -


Bufalino lo definisce un Decamerone carcerario, dove la verità si ribalta continuamente in menzogna e viceversa. È una macchinosissima avventura mentale dove in ogni personaggio si avverte la presenza dell'autore. Il Governatore, naturalmente, reduplica il medico come la fortezza il sanatorio di Diceria. Tutti i personaggi parlano con proprietà di linguaggio e tutti hanno avuto esperienze intellettuali.

Calende greche - 1990 -


Il titolo vuole alludere a giorni non vissuti o vissuti dall'autore in maniera tale da non apparire più come suoi. La sfrontatezza della confessione è solo apparente e un ulteriore depistaggio sta nell'uso alterno delle prime tre persone del pronome riferite allo stesso eroe. Si gioca a carte truccate dunque, e il vero e il falso si mescolano inestricabilmente. Più che a momenti autentici della parabola umana di Bufalino, il libro si ispira a quelle stampe popolari con le età dell'uomo. Bufalino aveva pensato ad un romanzo in crescita perpetua, sempre in fieri. Non va trascurata la finalità autoterapeutica del libro, nel senso che questo in fieri avrebbe consentito all'autore di modellare in forme nuove o più gratificanti la plastilina della mia vita. Tra le tante maschere, un punto rimane violentemente autobiografico: lo spirito del protagonista, dominato da un sentimento assoluto che è il disinganno.

Qui pro quo - 1991- 


Voleva firmarsi con uno pseudonimo, in omaggio al titolo, ma l'avrebbero capito subito. Lo scrisse per medicina e giocattolo. Il finale non conclude, come questa epoca. Bufalino aveva pensato a molti possibili finali e la storia potrebbe andare avanti all'infinito passando da un colpevole all'altro. Medardo Aquila forse è un transfert di Bufalino: sia Medardo sia il protagonista delle Menzogne hanno tendenze suicide.

Tommaso e il fotografo cieco - 1996 -


La buccia del libro è la storia di Tommaso Mulé, giornalista con ambizioni di scrittore che si rintana nello scantinato di un condominio borghese e da un finestrino di tolleranza osserva, come da una caverna platonica, le ombre della vita, senonché la vita si riprende le sue rivincite coinvolgendolo in peripezie senza fine. In concreto il libro, però, riassume tutti gli altri romanzi. Bufalino voleva intitolare il romanzo Patatràc, temendo che il titolo con la parola cieco riprendesse Argo.
La macchina fotografica ha una funzione mitopoietica e magica di fulminare il tempo, perché lo blocca ed è un tema già presente in Diceria. Dopo un sanatorio e un carcere, stavolta un condominio, luogo per niente solenne ma popolare dove si può parlare un linguaggio comune.
Bufalino ha voluto stravolgere un po' le carte in modo che vita e letteratura fossero due specchi contrapposti che si riflettono l'un l'altro così da smarrire l'identità. Non si sa più chi inganna l'altro, se la letteratura la vita o viceversa.

Tratto da LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA di Gherardo Fabretti
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