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L'isolamento Proustiano di Bufalino

L'isolamento Proustiano di Bufalino


Il mostro dai cento occhi
Bufalino è un vocato alla malattia, dunque nulla di strano che anche la sua pressante vocazione memoriale sia una subdola infezione impossibile da eliminare. La memoria in Bufalino è contemporaneamente illusione e cura confortante, e pervade l'intera sua produzione. Ricordare aiuta ad eludere la tentazione di morte e a sottrarsi al nero presente della vita vera, per trovare rifugio nella tana di una dimensione incorruttibile perché irreale. Non è, sia chiaro, una vera ed efficace medicina; al massimo l'ennesimo espediente per garantirsi una esistenza surrogata, la stessa consumata nel sanatorio, nella prigione e nel sotterraneo condominiale. Un isolamento molto simile a quello Proustiano, che nel chiuso di una stanza ovattata aveva intrapreso la più straordinaria discesa nell'imbuto della coscienza di tutta la letteratura occidentale.

Bufalino e Proust

E Proust ha una sua precisa attinenza in questo discorso, poiché la vocazione memoriale di Bufalino, come tutti i suoi temi dominanti, ha una matrice colta e letteraria accanto a quella personale, in un confuso e continuo interscambio impossibile da scindere.
Bufalino incontra Proust per la prima volta all'interno del vero sanatorio in cui si trovava: il medico curante gli aveva dato il secondo tomo de All'ombra delle fanciulle in fiore. La conoscenza con Proust avviene dunque su uno sfondo di malattia, insonnia, rintanamento e amore per la letteratura, fin quando lo scrittore francese non diventerà ectoplasma di Bufalino, un nemico […] un verme solitario nelle mie viscere, un immortale ragno nella mia mente. Il Proust doppio di Bufalino è quello anziano, che abita i sotterranei ma Proust è doppio anche dell'eroe delle Memorie del sottosuolo, per la medesima consonanza con la dimensione della tana fertile. L'immersione della memoria nel Tempo, come vertiginoso affaccio su un crepaccio profondo, che crea echi tra l'incipit della Recherche e di Diceria, e la seguente discesa lungo una scarpata. Un Marcel che rispunta pure tra le pagine di Argo.
La ricerca memoriale di Proust si pone dunque per Bufalino come ineludibile e quasi connaturata fonte di ispirazione scrittoria ma la memoria proustiana, nella sua vocazione reminiscenziale, è già novecentesca: la vocazione al narrare puro dell'Ottocento si sbriciola nella dinamica degli attimi felici della reminiscenza, subendo incrinature violente. Lo sprofondarsi nella coscienza e nei ricordi intacca la spontaneità della scrittura lineare del raccontare e la sostituisce con quella avvoltolata su di sé del ricordare: in Bufalino memoria e scrittura si pongono come due elementi in costante tensione dialettica, complementari eppure limitantesi a vicenda.

Tratto da LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA di Gherardo Fabretti
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