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La questione dell'ombra viva - Montale -


L'ombra non è dunque viva come lo possono essere genericamente tutti i morti nel sistema montaliano vita / morte. Essa è viva perché vive nella pienezza di quella fede che, forse, ha un senso anche per il poeta, e che comunque egli rispetta, cogliendo l'afflato salvifico che investe la messaggera celeste, la Cristofora, e infine, o a principio, la madre.
Montale celebra nella Bufera i riti sacri delle sue origini, le memorie familiari più profonde e viscerali, e in cui, nuovo Ulisse, tende al ritorno alla sua casa, al reincontro con i suoi perduti. Ci sembra una interpretazione restrittiva quella che riduce la sopravvivenza della madre al luogo della memoria del figlio. La donna di Voce, che è l'ombra di  A mia madre, denunzia energicamente i limiti e il vizio di una memoria che si ripieghi su se stessa, e si alimenti dei suoi indugi morbosi.
Essa può condannare i peccati della memoria perché non vive soltanto nel breve cerchio del ricordo del figlio ma nel cielo libero del suo Dio d'amore. La memoria attinge miracolosamente l'eccezionale traguardo della presentificazione degli assenti, in quanto esistenti di per sé, indipendentemente dal ricordo di altri.

Rimozioni

Si ha l'impressione che tra i personaggi del tutto soppressi dalla memoria di molti lettore della Bufera ci sia proprio la madre. Ma il bello è che il primo ad essersi dimenticato del posto che alla madre spetta nel libro è stato lo stesso Montale, che nella citatissima nota ad Iride dice: il personaggio è quello del Giglio rosso e di tutta la serie di Finisterre. Ritorna in Primavera hitleriana, in varie Silvae (anche col nome di Clizia) e nel Piccolo testamento […] Altra è la figura della Ballata scritta in una clinica; altra ancora quella dei Flashes e dediche e dei Madrigali.
In  relazione a questa nota, occorre innanzitutto rilevare che Montale non dà alcuna autorizzazione per l'identificazione con Iride – Clizia dell'ombra di Voce, che anche se stretta tra due poesie dedicata a Clizia può benissimo appartenere a quelle Silvae in cui non si parla di Clizia. Eppure Montale su un punto è molto chiaro: il personaggio di Iride è quello di tutta la serie di Finisterre. Un'affermazione strana, se si considera che A mia madre è il ventesimo e ultimo componimento della sezione. Montale con quel tutta è purtuttavia categorico. A questo punto abbiamo due soluzioni: la figura della madre si è così condensata e fusa con gli altri personaggi femminili da risultare da essi indistinguibile; oppure, il ruolo della madre è oggetto di una dimenticanza e di una rimozione sconosciute allo stesso poeta.

Tratto da LETTERATURA MODERNA E CONTEMPORANEA di Gherardo Fabretti
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