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Gaio Valerio Catullo e I Carmi


GAIO VALERIO CATULLO →  87 a.C. Verona – 54 a.C. Roma
 Nato da famiglia agiata (Svetonio racconta che Cesare fu spesso ospite di suo padre) si trasferisce a Roma dove conosce esponenti di spicco della politica e della cultura, e dove intreccia una tormentata relazione con una donna di alto rango, Clodia, sorella del tribuno Publio Clodio Pulcro nonché moglie di quello che nel 60 a.C. sarà console: Quinto Cecilio Metello Celere. Sappiamo che nel 57 a.C. si recherà in Asia Minore con Gaio Memmio, allora governatore della Bitinia, dove visiterà la tomba del fratello, morto nella Troade, al quale dedicherà il carme 101.


I Carmi
Il liber catulliano comprende 116 carmi così divisi:
Carmi 1 – 60 → polimetri ma con netta prevalenza dell'endecasillabo falecio
Carmi 61 – 68 → i carmina docta, tema mitologico e metro vario.
Carmi 69 – 116 → distici elegiaci.
Il libro viene poi tripartito in nugae (poesie leggere), carmina docta e epigrammata.
Il cenacolo catulliano fu il primo nella cultura romana e forse l'unico. Esso fu veramente indipendente dal patronato di un uomo politico, segno del progressivo distacco dei poetae novi dall'impegno civile, politico, del negotium. Al fallimento della dimensione del civis contrappongono lo spazio privato dei rapporti d'amore e d'amicizia, e del labor poetico. Questa poesia neoterica lascia che Catullo spicchi tra gli altri proprio nella sua totale dedizione al mestiere di poeta, che lo porta spesso a ribadire la sua totale assenza dal mondo politico, a cui si rivolge con fare sfottente (cfr. Cesare e Cicerone l'avvocato di/fra tutti).

Tratto da LINGUA E LETTERATURA LATINA di Gherardo Fabretti
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