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La lirica Oraziana



Il rapporto con i lirici corali

Il poeta latino si ispira anche ai lirici corali, in particolare a Bacchilide e Pindaro, in un momento di ricerca stilistica più elevata. A Bacchilide si ispira nell’ode mitologica della profezia di Nereo a Paride. Per quanto riguarda Pindaro Orazio tenta una vera e propria imitazione “pindarica”, riconoscendone la grandezza e i pericoli verso i quali si va incontro, simili a chi “tenta di imitare il volo di Icaro”. Da Pindaro prende la ricerca del sublime, i periodi ampi e di andamento impetuoso, la gravità solenne delle sentenze, gli ammonimenti improvvisi. Diciamo che dal punto di vista formale Orazio prende dalla lirica monodica i metri e dalla lirica corale la complessa struttura del testuale.  Orazio si ispira anche alla poesia alessandrina da cui prende numerose tematiche.

I temi principali

Dopo aver introdotto le fonti della lirica oraziana passiamo ai temi e alle caratteristiche di quest’ultima. Il poeta delle Satire non è uguale a quello delle Odi: nelle Odi, infatti, Orazio si abbandona ad una lirica posata, fatta di meditazioni filosofiche e di cultura, come la brevità della vita o la faticosa conquista della saggezza.
 La prima tematica da affrontare è quella che riguarda la caducità della vita. Secondo Orazio l’uomo deve essere cosciente della sua breve esistenza e pertanto non deve perdersi nelle attese e nelle speranze ma godere di ciò che possiede attimo per attimo. L’uomo deve affrontare con solidità gli eventi e deve vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo della sua vita. Naturalmente il famoso carpe diem non deve essere interpretato come un mero invito al godimento dei piaceri: Orazio è pienamente consapevole della inevitabile fine della vita; pertanto l’invito a cogliere l’attimo suona più come un invito a fabbricarsi una solida protezione fatta dei ricordi delle gioie vissute contro l’incalzare della morte.
 Connessa alla tematica del carpe diem è quella della conquista faticosa della saggezza. La saggezza per Orazio viene a coincidere con l’aurea mediocritas, con il tentativo di sfuggire dagli eccessi della vita. Ma la conquista della saggezza non è un bene permanente, esso deve essere sempre difeso con le unghie e con i denti dai colpi della condizione umana: dalla morte e dalla fugacità del tempo. La lotta è impari e il successo mai definitivo: la conquista della saggezza coincide con l’umile accettazione della sorte dell’uomo.

Tratto da LINGUA E LETTERATURA LATINA di Gherardo Fabretti
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