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La rivoluzione greca e l’Europa (1825-1827)



La nuova direzione politica non si dimostrò all’altezza di organizzare le forze nazionali e non seppe affrontare i rischi che sopravvennero per la rivoluzione nel 1825, quando Mohammed Ali, viceré d’Egitto, con le sue forze di terra regolari e con una flotta organizzata sul modello di quelle europee, entrò con impegno deciso nella guerra. Nel 1825 Ibrahim pascià, figlio di Mohammed Ali, soffocò prima la rivoluzione a Casso e Creta, poi sbarcò nel Peloponneso con un forte spiegamento di truppe regolari. Per due anni, dal 1825 al 1827, Ibrahim portò la devastazione in quel territorio. Conquistata Missolungi (1826), il cui esodo leggendario accese in Europa nuova fiamma di solidarietà per la causa dell’ellenismo, caduta in loro possesso l’Acropoli di Atene, i turchi si resero padroni della Grecia continentale e sembrò che la rivoluzione fosse sul punto di spegnersi. Il governo non seppe intraprendere nessuno sforzo serio per porre riparo alla situazione. Esso aveva riposto tutte le speranze nell’aiuto straniero, e la sua fiducia nella causa dell’indipendenza poggiava sull’Inghilterra. Pur tuttavia le forze nazionali sembravano inesauribili. Raccolte attorno a Kolokotronis nel Peloponneso, a Karaiskakis nella Grecia continentale, a Maioulis e Sachtouris sul mare, rianimavano la resistenza e costringevano le grandi potenze, Russia, Inghilterra e Francia, a intervenire nella questione greca.
Dopo lunghi negoziati inconcludenti, al solo scopo di rimandare la faccenda, Russia, Inghilterra e Francia, nel luglio 1827, stipularono un’alleanza a tre, che cercava di fare opera di mediazione fra la Grecia in rivolta e la Porta: condizione immediata l’armistizio fra i due belligeranti, obiettivo l’autonomia della Grecia sotto la sovranità del sultano. La Porta oppose un decisivo rifiuto alla volontà dei tre alleati: il risultato fu la battaglia navale di Navarino (20 ottobre 1827) che si concluse con la distruzione della flotta turco-egiziana.

Tratto da LINGUA E LETTERATURA NEO-GRECA di Gabriella Galbiati
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