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IL DECLINO DELL’OCCIDENTE: POTERE CULTURA E INDIGENIZZAZIONE


L’Occidente occupa oggi una posizione dominante e resterà il numero uno in termini di potere e influenza per buona parte del XXI sec. Nel contempo si sta verificando un’inesorabile mutamento nei rapporti di forze tra le varie civiltà, e in rapporto a queste, il potere occidentale tende a declinare. L’aumento di potere più significativo viene registrato dalle civiltà asiatiche, soprattutto della Cina. Il declino occidentale è un processo lento, ad intermittenza (con pause), con una riduzione d’influenza sulla condotta di altri individui ( picco nel XX sec).
Territorio e popolazione: dal punto qualitativo, gli occidentali rappresentano una minoranza sempre più esigua della popolazione mondiale. Anche dal punto di vista qualitativo gli equilibri stanno mutando, infatti, i paesi non occidentali diventano più agiati, più istruiti e più alfabetizzati. Persone istruite, sono persone dinamiche che quindi hanno un tasso di mobilità maggiore, senza contare l’alto tasso di natalità.
Attività economica è sempre maggiore, anche grazie allo sviluppo di tecnologie avanzate, nei paesi asiatici (nel 1920 picco dell’Occidente).
Capacità militare è caratterizzata da 4 dimensioni: quantitativa (n.uomini), tecnologica, organizzativa e sociale (forza potenziale). L‘Occidente è in grado di disporre di tutte queste risorse, ma in futuro questo cambierà, poiché modernizzazione e crescita economica stimolano la volontà di possedere risorse, soprattutto militari.
Indigenizzazione: la distribuzione delle culture nel mondo rispecchia la distribuzione del potere. Per Nye il potere può essere: hard power (potere coercitivo= di comando attraverso la forza militare) e il soft power (potere persuasivo= indurre gli altri a far ciò che egli vuole). Il potere persuasivo è efficace solo se si basa su quello coercitivo. Quanto più le società non occidentali accrescono le proprie capacità economiche, tanto più fermamente sbandiereranno le virtù della propria cultura, ribadendo che il proprio successo è dovuto alla rigida adesione alla propria cultura e non ai valori occidentali (anche se gli hanno usati per promuovere i propri interessi!). Da tali atteggiamenti insorge del fenomeno di “indigenizzazione della seconda generazione” (Dore) cioè la seconda generazione (non occidentali) potendo studiare in patria, trova la strada per il successo in patria, adeguandosi ai valori e alla cultura di quella civiltà, liberandosi così sempre più dall’influenza occidentale (avviene in Africa, Medio Oriente e Asia). Questo processo globale ha la sua manifestazione più evidente nella reviviscenza della religione in tante parti del mondo.
La rivincita di Dio: contemporaneamente alla modernizzazione c’è stato un ritorno alla religione. L’onnipresenza e l’importanza della religione si è manifestata in tutta la drammaticità con la proliferazione di movimenti fondamentalisti e con la funzione di colmare il vuoto dell’ideologia distrutta nei paesi ex comunisti (Albania, Vietnam). Perché tutto questo?
La popolazione necessita di nuove regole morali che diano uno scopo alla loro vita e un senso di identificazione nella cultura e nella patria. (aiuto di organizzazioni relig.)
La religione sostituisce l’ideologia e il nazionalismo religioso soppianta quello laico (importato dall’Occidente).
I protagonisti della rinascita religiosa sono di estrazione urbana e socialmente mobili.

Tratto da LO SCONTRO DELLE CIVILTÀ di Alice Lavinia Oppizzi
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