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Il mercato azionario e il q di Tobin


Molti economisti vedono un collegamento tra le fluttuazioni degli investimenti e le oscillazioni del mercato azionario. Il termine “azione” si riferisce alla quota di proprietà di un’impresa, e il mercato azionario è il mercato in cui si trattano questi titoli di proprietà.
L’economista J. Tobin ha ipotizzato che le imprese fondino le precisioni di investimento sul seguente fattore, detto “q di Tobin”:
q = valore di mercato del capitale installato / costo di sostituzione del capitale installato;
il numeratore è il valore del capitale dell’economia, determinato dal mercato azionario;
il denominatore è il prezzo ce quello stesso capitale avrebbe, se venisse acquistato oggi.
Tobin congetturava che gli investimenti netti dipendessero dal fatto che il valore di q fosse > o < di 1:
se q > 1 il valore attribuito dal mercato azionario al capitale installato è superiore al suo costo di sostituzione e in questo caso le imprese possono aumentare il proprio valore di mercato aumentando la propria dotazione di capitale;
se q < 1 il mercato azionario valuta il capitale installato al di sotto del suo costo di sostituzione e l’impresa può aumentare il proprio valore di mercato, lasciando deperire il proprio capitale.
A prima vista la teoria q degli investimenti potrebbe sembrare molto diversa dal modello neoclassico; in realtà le due teorie sono strettamente legate (se PMK  > costo del capitale -> valore elevato di q; PMK < costo del capitale ->valere basso di q).
Il vantaggio del q di Tobin, in quanto misura dell’incentivo ad investire, è che riflette non solo la redditività attuale del capitale, ma anche la redditività attesa per il futuro. Dunque la teoria q degli investimenti, elaborata da Tobin, mette in luce come le decisioni di investimento dipendano non solo dall’attuale politica economica, ma anche dalla politica che ci si aspetta prevalga in futuro.

I vincoli di finanziamento
Un’impresa che vuole investire in nuovo capitale spesso raccoglie le risorse necessarie nei mercati finanziari. Ma a volte, le imprese devono subire un vincolo di finanziamento, ovvero una limitazione alla quantità di risorse che possono raccogliere nel mercato finanziario. Il vincolo di finanziamento può impedire ad una impresa di attuare un progetto di investimento redditizio.
Il vincolo di finanziamento influenza il comportamento delle imprese, per quel che riguarda gli investimenti, nello stesso modo in cui il vincolo di indebitamento condiziona il comportamento del consumatore:
- il vincolo di indebitamento impone agli individui di determinare il proprio livello di consumo sulla base del reddito corrente, invece che sul reddito permanente;
- il vincolo di finanziamento obbliga le imprese a determinare il proprio livello di investimenti sulla base del proprio flusso di cassa corrente, invece che sulla redditività attesa.
Tratto da MACROECONOMIA di Alessia Chiovaro
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