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Keynes rivoluziona la teoria economica


Nel 1936, dopo la Grande depressione degli anni ’30, l’economista inglese J.M. Keynes rivoluzionò la teoria economica con il suo libro “teoria generale”.
Secondo Keynes il basso livello della domanda aggregata è responsabile del basso reddito e dell’elevata disoccupazione che caratterizzano le recessioni economiche.
Della teoria classica Keynes criticava l’ipotesi che fosse la sola offerta aggregata (capitale, lavoro e tecnologia) a determinare il reddito nazionale.
Il modello ISLM è la principale interpretazione della teoria elaborata da Keynes.
L’obiettivo del modello è mostrare come si determina il reddito nazionale per ogni dato livello dei prezzi. Ci sono due interpretazioni del modello equivalenti:
- come strumento per studiare cosa provoca variazioni del reddito nel breve periodo quando i prezzi sono fissi;
- come strumento per stabilire cosa fa spostare la curva di domanda aggregata.

Le due componenti del modello ISLM sono:
- la curva IS, dove IS sta per “Investimenti e Risparmio” che rappresenta graficamente quel che accade nel mercato di beni e servizi.
- La curva LM ( dove LM sta per liquidità e moneta) che descrive il comportamento dell’offerta e della domanda di moneta.
Il tasso d’interesse che influenza sia gli investimenti sia la domanda di moneta è la variabile che mette in relazione le due componenti del modello ISLM.
Il modello mostra come le interazioni tra questi mercati determinano la posizione e la pendenza della curva di domanda aggregata e, perciò, il livello del reddito nazionale nel breve periodo.

Il mercato dei beni e la curva IS
La curva IS descrive graficamente la relazione tra il tasso d’interesse e il livello del reddito che si crea nel mercato dei beni e servizi.
Per elaborare questa relazione, si parte da un modello semplice, detto croce keynesiana , che rappresenta la più elementare interpretazione della teoria di keynes sul reddito nazionale e costituisce le basi del più complesso modello ISLM.

La croce keynesiana
Nella teoria generale, Keynes, ha ipotizzato che il reddito totale prodotto da un economia nel breve periodo sia determinato in larga misura dal desiderio che imprese, stato e individui hanno di spendere: quanto più gli individui desiderano spendere, tanto più prodotti le imprese riescono a vendere; tanto più le imprese devono aumentare la produzione e assumere lavoratori.
Secondo Keynes, in fasi depressive e recessive il problema è rappresentato da una spesa inadeguata.
La croce keynesiana tenta di esprimere formalmente questa intuizione.

La spesa programmata
La spesa effettiva è la somma di denaro che individui imprese e pubblica amministrazione spendono per acquistare beni e servizi, ed essa è identica al PIL;
la spesa programmata è la somma che individui, imprese e PA desidererebbero spendere per acquistare beni e servizi.
La spesa effettiva può essere diversa da quella programmata;ciò dipende dalle involontarie variazioni delle scorte. Quando le vendite sono inferiori a quelle previste le scorte aumentano; analogamente se le vendite eccedono le previsioni le scorte diminuiscono.
E = C + I + G dove E corrisponde alla spesa programmata.
Ricordando che C = C ( Y – T ) e la spesa pubblica G, l’imposizione fiscale T e gli investimenti I sono fissi otteniamo:
E = C (Y - T ) + I + G .
Questa equazione ci dice che la spesa programmata è funzione del reddito Y, del livello degli investimenti programmati e delle variabili della politica fiscale G e T.

La curva ha pendenza positiva perché a un più elevato livello di reddito corrisponde un livello più elevato di spesa programmata.La pendenza della curva è la propensione marginale al consumo (PMC), una variabile che indica l’aumento della spesa programmata a fronte di un aumento del reddito di un euro.
La funzione della spesa programmata è il primo tassello del modello comunemente detto croce keynesiana.

L’economia in equilibrio. Il secondo elemento della croce keynesiana è l’ipotesi che l’economia si trovi in equilibrio nel momento in cui la spesa effettiva eguaglia la spesa programmata.
Questa ipotesi si basa sull’ idea che quando le aspettative sono soddisfatte, gli individui non abbiano alcun interesse a modificare lo stato di cosa.
Rammentando che Y in quanto PIL è uguale non solo al reddito totale ma anche alla spesa effettiva totale per beni e servizi, possiamo scrivere la condizione di equilibrio come:
Spesa effettiva = spesa programmata
Y  =  E

La retta che nel grafico interseca le coordinate del piano cartesiano all’origine con una angolo di 45° rappresenta tutti i punti in cui questa condizione è rispettata aggiungendo al diagramma la curva di spesa programmata si ottiene la croce keynesiana: in questo caso l’equilibrio corrisponde al punto A, dove la curva di spesa programmata interseca la retta a 45°.
In questo modello le scorte giocano un ruolo di grande importanza nel processo di aggiustamento per il raggiungimento dell’equilibrio: se l’economia si trova in una condizione diversa da quella di equilibrio, le scorte delle imprese subiscono variazioni impreviste inducendo modifiche nel volume della produzione: variazioni del volume di produzione influenzano il livello del reddito e la spesa, facendo muovere l’economia verso il punto di equilibrio.

In sintesi, la croce keynesiana dimostra come si determina il reddito Y per ogni dato livello degli investimenti programmati I, e delle variabili di politica fiscale G e T.
La politica fiscale e il moltiplicatore: la spesa pubblica. Consideriamo come l’economia viene influenzata da una variazione della spesa pubblica. Dato che la spesa pubblica è una delle componenti della spesa, una spesa pubblica più elevata, comporta un più elevato livello di spesa programmata, per ogni dato livello di reddito.

Un aumento della spesa pubblica provoca un aumento più che proporzionale del reddito, cioè che ΔY > ΔG.
Il rapporto ΔY/ ΔG è detto moltiplicatore della spesa pubblica, una misura che ci dice quanto aumenta il reddito quando la spesa pubblica aumenta di un euro.
NB: una delle implicazioni della croce keynesiana è che il moltiplicatore della spesa pubblica ha valore > di 1.
Data la funzione di consumo C = C (Y – T), un reddito più elevato genera un livello di consumi superiore; così quando un aumento della spesa pubblica fa aumentare il reddito, fa aumentare anche il consumo, che a sua volta fa aumentare ulteriormente il reddito, e così via. Dunque in questo modello, un aumento della spesa pubblica genera un aumento più che proporzionale del reddito.
Il moltiplicatore è dato da: ΔY / ΔG = 1/(1 – PMC)
NB:questa formula deriva da una serie geometrica infinita ΔY = (1 + PMC + PMC2 + PMC3 + ….)ΔG

La politica fiscale e il moltiplicatore: le imposte. Consideriamo gli effetti di una variazione delle imposte sul reddito di equilibrio. Una diminuzione delle imposte pari a ΔT fa aumentare immediatamente il reddito disponibile (Y – T) di un ammontare ΔT, aumentando contemporaneamente il consumo di PMC ×ΔT. Per ogni dato livello di reddito, ora la spesa programmata è più elevata

L’effetto complessivo sul reddito di una variazione delle imposte è ΔY/ ΔT = - PMC / 1 – PMC.
Questa espressione rappresenta il moltiplicatore delle imposte, ovvero la misura della variazione del reddito a fronte di una variazione delle imposte di un euro.
Tratto da MACROECONOMIA di Alessia Chiovaro
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Dettagli appunto:

  • Autore: Alessia Chiovaro
  • Università: Università degli Studi di Palermo
  • Facoltà: Economia
  • Esame: Macroeconomia
  • Titolo del libro: Macroeconomia
  • Autore del libro: Gregory Mankiw
  • Editore: Zanichelli
  • Anno pubblicazione: 2007

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