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La teoria del ciclo economico reale


Le fluttuazioni della produzione, dell’occupazione, dei consumi, degli investimenti e della produttività sono la risposta naturale e volontaria di un individuo a inevitabili cambiamenti del suo ambiente.
Secondo la teoria del ciclo economico reale, le fluttuazioni che si verificano nei nostri sistemi economici sono in tutto somiglianti, Salvo che nella complessità, a quelle descritte per la semplice economia Crusoeniana (vedi metafora di Robinson): variazioni della nostra capacità di produrre beni e servizi (come le variazioni metereologiche nel semplice mondo di Crusoe) alterano il livello naturale del reddito e dell’occupazione.
Si tratta di variazioni non necessariamente desiderabili, ma inevitabili, e, una volta che avvengono è preferibile che il PIL, l’occupazione e le altre variabili macroeconomiche reali fluttuino di conseguenza.
Gli economisti sono in netto disaccordo sulla validità della teoria del ciclo economico reale. Al centro nel disaccordo ci sono 4 questioni fondamentali:
L’interpretazione del mercato del lavoro; la teoria del ciclo economico reale enfatizza l’idea che la quantità di lavoro offerta in ogni dato momento dipenda dagli incentivi con cui si confrontano i lavoratori che variano volontariamente il proprio impegno lavorativo, adeguandolo alle circostanze: se sono ben remunerati, sono disponibili a lavorare per molte ore; se la remunerazione del lavoro è troppo bassa diminuisce il loro impegno e i lavoratori possono anche scegliere di rinunciare al lavoro (almeno temporaneamente). Questa determinazione a ridistribuire le ore di lavoro nel tempo è detta sostituzione intertemporale del lavoro.
Aumenti del tasso d’interesse o dei salari reali inducono gli individui a desiderare di lavorare di più: questo fa aumentare l’occupazione e di conseguenza il reddito.
I critici della teoria del ciclo economico reale affermano che le oscillazioni del livello di occupazione non riflettono variazioni delle preferenze individuali dei lavoratori: secondo la loro opinione l’occupazione desiderata non è molto sensibile al salario reale e al tasso d’interesse; sottolineano anche come il tasso di disoccupazione vari sostanzialmente nelle diverse fasi del ciclo economico (periodi di recessione -> tasso di disoccupazione alto -> squilibrio del ciclo economico insensibile a variazioni dei salari).
In risposta a questa critica i sostenitori della teoria del ciclo economico reale affermano che le statistiche di disoccupazione sono di difficile interpretazione: il semplice fatto che il tasso di disoccupazione sia elevato non significa di per se che la sostituzione intertemporale del lavoro sia irrilevante (es di lavoratore che si definisce disoccupato per ottenere il sussidio di disoccupazione).
L’importanza degli shock tecnologici; la teoria del ciclo economico ipotizza che nella nostra economia si verifichino fluttuazioni della tecnologia, determina la nostra capacità di trasformare i fattori di produzione (capitale, lavoro) in prodotto (beni e servizi), e che queste fluttuazioni tecnologiche provochino oscillazioni dei livelli di occupazione e reddito. Se la tecnologia disponibile migliora, l’economia realizza un prodotto aggregato maggiore e i salari reali aumentano; a causa della sostituzione intertemporale del lavoro il miglioramento tecnologico provoca un aumento dell’occupazione.
I teorici del ciclo economico reale spesso spiegano i periodi di recessione come “regressi tecnologici”: secondo i loro modelli, durante le recessioni la produzione e l’occupazione diminuiscono perché la tecnologia di produzione disponibile si deteriora, facendo contrarre il prodotto e riducendo gli incentivi al lavoro.
I critici della teoria del ciclo economico reale sono scettici circa la possibilità che l’economia subisca forti shock tecnologici: è opinione diffusa che il progresso tecnologico segua un percorso produttivo. Questi economisti affermano che il regresso tecnologico è fortemente non plausibile: l’accumulazione di conoscenza tecnologica può rallentare,ma è difficile immaginare che inverta la propria direzione. I sostenitori di questa teoria, da parte loro rispondono definendo lo shock tecnologico in maniera meno ristretta, affermando che molti eventi, alcuni dei quali di natura non tecnologica, influenzano l’economia in modo analogo a uno shock tecnologico (es un clima avverso, un approvazione di una normativa ambientale restrittiva o l’aumento del prezzo del petrolio).
La neutralità della moneta. La moneta non ha alcun ruolo nella metafora economica di Crusoe. La teoria del ciclo economico reale, analogamente, ipotizza che la moneta, nei nostri sistemi economici, sia neutrale, anche nel breve periodo. Questo implica che la politica monetaria viene considerata inefficace nel determinare variabili reali come la produzione e l’occupazione.
Secondo i critici la politica monetaria ha una forte influenza sull’economia. I sostenitori della teoria del ciclo economico reale affermano che tale critica si fonda su un’inversione del nesso causale tra moneta e produzione.
Costoro affermano che l’offerta di moneta è endogena: fluttuazioni della produzione possono generare oscillazioni dell’offerta di moneta. Questa reazione endogena della moneta dell’attività economica può dare l’illusione di una non neutralità monetaria.
La flessibilità di salari e prezzi. La teoria del ciclo economico reale ricorre all’ipotesi che salari e prezzi si adeguino rapidamente in modo da garantire l’equilibrio dei mercati. I sostenitori di tale teoria ritengono che le imperfezioni dei mercati, come la vischiosità dei salari e dei prezzi, non siano rilevanti ai fini della comprensione delle fluttuazioni cicliche. Sono anche convinti che l’ipotesi di perfette flessibilità dei prezzi sia metodologicamente superiore a quella di vischiosità, riuscendo a legare più strettamente macro e microeconomia. I critici della teoria sottolineano che molti prezzi e salari non sono flessibili e affermano che la mancanza di flessibilità spiega sia l’esistenza della disoccupazione sia la non neutralità della moneta.
Tratto da MACROECONOMIA di Alessia Chiovaro
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