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Gli studi dell’organizzazione informale


L’esperienza di Blau. In uno studio su un’organizzazione burocratica, Blau rileva che gli impiegati, invece di discutere i problemi gravi davanti ai propri superiori (come previsto dalla direzione), sono soliti trasgredire le regole e scambiando tra di loro informazioni sui casi particolari. Gli impiegati si rifiutano di sicumere i loro problemi davanti ai superiori poichè se lo facessero potrebbe significare che loro sono incapaci di risolvere i casi difficili e ritengono che ne sarebbero danneggiati nella carriera. Il sistema di consultazioni informale, rileva Blau, contribuisce non solo a migliorare lo stato d’animo degli impiegati, ma anche le loro conoscenze, la capacità e la sicurezza. Così anche se i regolamenti non vengono rispettati, ciò comporta il miglioramento della qualità della decisione degli impiegati: questi sanno di poter contare sui colleghi per risolvere i problemi che si presentano. Questa convinzione allevia quella tensione che comporta il dover prendere decisioni; nello stesso tempo, l’essere a propria volta consultati per dei consigli aumenta la fiducia in se stessi.
Paradossalmente quindi la struttura informale può aiutare a realizzare i fini dell’organizzazione perché ignora i requisiti formali. E’ possibile che questa struttura fornisca delle soluzioni ai problemi che emergono evitando così la frustrazione che deriva spesso a coloro che seguono strettamente la via burocratica. Nella burocrazia, come in qualsiasi gruppo, l’efficienza dell’individuo, sta generalmente in relazione con il suo morale, ed è abbastanza comprovato che questo si va costituendo attraverso le relazioni che intercorrono tra i lavoratori. Le regole informali che si formano quindi possono aumentare l’efficienza degli impiegati, adeguando le strutture ai problemi non previsti dai funzionari che controllano la struttura formale. I gruppi e le procedure informali sono così importanti che uno dei più lucidi studiosi delle grandi organizzazioni è arrivato a sostenere che l’organizzazione informale è non solo un aspetto inevitabile di qualsiasi grande struttura burocratica, ma che anzi è necessaria per le procedure delle organizzazioni formali come mezzo di coesione e di protezione dell’individuo. Gli amministratori capaci fanno uso effettivo delle relazioni, delle norme, e dei sentimenti che non fanno parte del quadro formale e delle regole dell’organizzazione. L’enfasi sulla rigida disciplina e sul rispetto delle regole burocratiche, fa sì che i burocrati possano vedere le procedure formali non semplicemente come mezzi per raggiungere determinati obiettivi ma come fini in se stessi. La rigida conformità può portare allo spostamento dei fini ed ostacolare l’adattamento alle nuove situazioni, interferendo sull’efficienza delle operazioni.

Merton mostra come i burocrati operino nella realtà e come seguano con rigidezza i regolamenti cosa che limita la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti della realtà circostante; infatti ritenendo che i regolamenti non debbano essere messi in discussione, trascurano il fatto che in taluni casi essi producono inefficienza e addirittura ingiustizia. Gli studi della burocrazia, che si sono succeduti a quelli di Merton, rilevano che nelle organizzazioni le procedure formali istituite per scopi specifici spesso creano inconvenienti in alcuni settori e che i modelli informali che ne scaturiscono costituiscono una riorganizzazione delle situazioni.

Le Critiche alle Relazioni Umane. Secondo i critici delle Relazioni Umane queste si ridurrebbero al tentativo di suscitare la simpatia e l’interesse del lavoratore nei confronti della fabbrica al fine di smorzare i suoi eventuali interessi esterni all’azienda, con lo scopo ultimo di meglio integrarlo alla fabbrica. Freedman accusa inoltre le Relazioni Umane di prospettare una società armoniosa e non crede nelle capacità dei sociologi dell’industria di risolvere i conflitti che derivano dal rapporto capitale-lavoro. Questi conflitti deriverebbero da fattori economici e politici che sono alla base del rapporto di fabbrica e non sono circoscrivibili alla stessa fabbrica. Per Freedman non si può limitare l’analisi del lavoro alla sola fabbrica, ma occorre estenderla alla società in cui essa è collocata, uscendo così dalla sociologia industriale.
Tratto da MANUALE DI SOCIOLOGIA di Alessia Chiovaro
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