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Come classifichiamo la conoscenza?

Ogni classificazione è sempre un commistione di razionale ed empirico. In termini filosofici, in ogni sistema di classificazione vi è sempre una commistione di logica aristotelica e approccio analogico (basato sull’analogia e la metafora). La classificazione aristotelica funziona sulla base di proprietà binarie che l’oggetto ha o meno (un poligono appartiene alla classe dei rettangoli se ha 4 lati, i lati sono ortogonali tra loro e i lati opposti uguali). Nell’approccio analogico l’attribuzione di un oggetto a una classe avviene in base alla sua aderenza a un'immagine mentale che ognuno di noi ha di tale classe. (l’oggetto appartiene alla classe tavolo se aderisce al prototipo del tavolo che abbiamo in mente).
Quindi c’è un l egame tra categorie e contesto culturale. Vedi lingue aborigene. Dobbiamo comprendere se esistono modelli organizzativi più naturali per la mente umana. Quindi chiediamoci: come organizziamo le informazioni nella nostra mente? Come classifichiamo la conoscenza? Molti studi parlano di una mente associativa, organizzata per prototipi e fuochi.

Paradigma del pile cabinet: la maggior parte di noi organizza le proprie carte in mucchi o pile in base alla loro similarità. Le carte sono disposte in pile o mucchi per affinità di argomento, o di azione. Non è un metodo rigoroso, ma il documento che sta in cima ci rivela di che tipo è il contenuto di ogni pila.

Grafi=

I grafi sono oggetti matematici definiti a un livello della matematica fondamentale, vicino alla logica e appartenente alla combinatoria. Sono utilizzati per schematizzare e analizzare scenari e processi complessi. Un grafo è costituito da punti = vertici e da segmenti = spigoli che congiungono coppie di vertici. I vertici sono indicati con lettere (a,b..), gli spigoli con coppie (a,b). Una piantina di una città è un grafo (pagina 150).

Disegno di grafo=

I vertici secondo estremo di uno spigolo x sono detti successori. Un percorso è una sequenza di vertici e spigoli che li congiungono. Un percorso chiuso è un ciclo. Un digrafo aciclico è un grafo che ha un vertice = radice senza predecessori, ha un percorso e non ha cicli. Se ogni vertice diverso dalla radice ha un solo predecessore, il grafo si dice albero.

Disegno di albero=

Stiamo parlando qui di come rappresentare i modelli di classificazione analizzati nel libro. Gli alberi son rigorosi perché ogni oggetto appartiene ad una sola categoria (aciclicità). Allo stesso modo in uno spazio fisico un oggetto non può essere in due posti contemporaneamente. Ma nel mondo reale non ci sono scaffali. Linguaggio, semantica e mente sono per definizione sistemi aperti, creativi ed ambigui, che si prestano male a sistemi chiusi. Allora ci serviranno dei grafi non-alberi.

Disegno di grafo-non albero =

Schema di differenza web vs albero, web spazio fisico vs web semantico (pagina 153).

Nel 2004 abbiamo uno scontro tra Merholz e Hurst sul paradigma della pagina.
Secondo Hurst agli utenti non interessa sapere in che posizione si trovano in un sito, fanno click e basta.
Ma Merholz spiega che diversi utenti hanno diversi obiettivi. È necessario dunque un sistema di navigazione che si adatti a un vasta gamma di bisogni. Hurst quindi sminuisce gli aiuti alla navigazione ed insiste sull’obiettivo dell’utente ed un interfaccia orientata all’azione. Merholz insiste sull’ architettura dell’informazione, e un'interfaccia orientata alla navigazione secondo percorsi coerenti.
La domanda è: quanto è importante dire a un utente dove si trova nel sito? Ovvero, quanto è necessaria la metafora del movimento in un spazio fisico? Secondo Herasimchuk le interfacce di programmi come iLife hanno successo perché affidabili, eleganti e semplici da usare. Vengono incontro al nostro modo di pensare, anche se è difficile capire se ilife sia un software o un sito.

Il web è assieme ipertesto e applicazione. Molte interfacce come iTunes tendono a ibridare questi due tipi. Le briciole di pane riflettono uno spazio gerarchico. Riflettono dunque una struttura ad albero, con percorsi obbligati. Ma le briciole di pane non si adattano ad esprimere la navigazione in strutture a faccette come itunes. Qui l’azione dell’utente somiglia più a un filtraggio. Sono interfacce orientate all’azione. Le faccette potranno essere rappresentate, dunque, ad esempio da liste verticali. Si parla di livello semantico, perché l’utente ha selezionato gli oggetti rispondenti a determinate caratteristiche, un oggetto che abbia certi attributi(utile lo schema a p 159).

Kuhn e le rivoluzioni come cambio di paradigmi, modo di guardare e leggere le cose. Oggi molte applicazioni software sembrano infrangere la distinzione tra applicazione e ipertesto (desktop e web), producendo un'ibridazione tra i concetti di browsing e searching. Anche la posta gmail di google abbandona le cartelle. Siamo qui sul concetto di grafo non albero, ovvero: per contenuti raggiungibili secondo logiche molteplici, o associabili a più categorie simultaneamente.

Folksonomy

Oggi è esplosa la folksonomy. Di cosa si tratta? Il termine deriva da folks+taxonomy= tassonomia creata dalla gente; è una pratica di classificazione bottom-up creata dal pubblico di una comunità online. Vedi flickr.
L’utente divide in vario modo i propri contenuti. È un sistema di classificazione tramite tagging, che etichetta i contenuti con dei tag=etichette, parole chiave usate per descrivere un particolare elemento. Possiamo usare tag esistenti o crearne. Non ci sono gerarchie. C’è grande successo popolare. I tag funzionano perché c’è un ambiente socialmente distribuito che sollecita l’aggregazione. Il valore aggiunto qui sono le persone. La relazione tra un tag e il suo significato emerge grazie a un contratto tacito tra gli utenti. Le folksonomy sono sistemi di classificazione distribuita. Possiamo anche usarli come strumenti di analisi per studiare i modelli mentali di alcune comunità. Non sono precisi, e mancano di strutturazioni in categorie e sottocategorie. Sono più adatte a una ricerca di tipo esplorativo che mirata perché hanno un basso quoziente di findability.
Benefici: strumenti di ausilio alla progettazione della navigazione, favoriscono un modello di ricerca di tipo berrypickin g, integrando il concetto di serendipità=scoprire una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un'altra. Poi sono sistemi economici.

Il valore di ogni modello di classificazione è dunque nel suo uso appropriato in rapporto a contesto, obiettivo e integrazione con altri modelli. Le folksonomy sono utili in certe circostanze, o affiancate ad altri sistemi di classificazione. A differenza della tassonomia, sono progettate dopo la catalogazione degli item, sfruttano un meccanismo collaborativo decentralizzato e spontaneo, sono ambigui.

Dobbiamo guardare a tassonomie, faccette e folksonomy come strumenti alternativi e complementari, che si possono usare in contesti specifici con obiettivi specifici.
Le tassonomie sono adatte a collezioni di elementi non troppo ampie, omogenee e non sottoposte a variazioni spesso.
I sistemi a faccette sono utili per collezioni ampie di oggetti che si rivolgono a un ampio spettro di categorie di utenti, che han vari vocabolari e modelli mentali. Sono flessibili e si possono aggiungere facilmente elementi.
Le folksonomy sono create e gestite dagli utenti finali, economiche e possono adattarsi anche a contenuti eterogenei. Sono vicine al modello mentale degli utenti.

Una struttura del tipo a scatole è una struttura monodimensionale = ogni elemento è archiviato per mezzo di un unico aspetto o attributo, e sarà rintracciabile con un unico percorso.

Il design della navigazione non è necessario che coincida con la classificazione. Evitare il sovraffollamento informativo.

Tratto da ORGANIZZARE LA CONOSCENZA di Dario Gemini
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