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Le teorie del "grande uomo" ovvero l'approccio dei tratti


i primi studi per la comprensione del fenomeno della leadership, hanno cercato di mettere in rilievo un set di tratti di personalità per poter spiegare il fenomeno dell'emergere di un leader. L'idea di base di questo approccio individualistico è che leader si nasce e non si diventa, cioè ci sono negli individui delle propensioni naturali ad esercitare il comando, che alcuni avrebbero ed altri no.
Le numerose ricerche effettuate in questo ambito sono analizzate in 2 rassegne (1904/1947) da Stogdill, in cui l'autore cerca di identificare i tratti che correlano positivamente con la leadership .
Nella prima emerge che i tratti che differenziano il leader dai non-leader sono: intelligenza, vigilanza, intuizione, responsabilità, iniziativa, fiducia in sé, socievolezza.
Nella seconda invece: propensione alla responsabilità e conseguimento del compito, forza e tenacia, temerarietà e originalità nel problem-solving, tendenza a prendere iniziative, fiducia in sé, prontezza nell’assorbire lo stress interpersonale, capacità di tollerare le frustrazioni, abilità nell’influenzare il comportamento degli altri.
Altri autori aggiungono poi all'intelligenza la mascolinità e la dominanza, la grinta, il desiderio di comandare, la fiducia in se.
Secondo BOUDIOU la leadership non sarebbe una questione di tratti di personalità, ma di una strategia identitaria, che permette all’individuo di soddisfare certi suoi bisogni, come la valorizzazione del sé, il desiderio di contare agli occhi degli altri, di sedurli.
Nella costruzione dell’identità personale gli individui devono necessariamente ricorrere agli altri, che confermano o no ciò che l'individuo pensa di sé. Nel gruppo la visibilità sociale si conquista innanzi tutto con la parola, e il leader parla più degli altri. Lo status di leader non risponde comunque solo a bisogni identitari individuali, ma anche di quelli di gruppo, che ha bisogno di alcune funzioni che il leader esercita, come perseguire gli obbiettivi stabiliti, organizzare gli scambi, ecc.
Critiche -> Questa concezione non spiega però perché alcuni individui più di altri hanno un bisogno identitario di assumere posizioni dal leader e altri no, inoltre, prende in considerazione solo un elemento del processo di leadership, cioè il leader, tralasciando i componenti del gruppo e i contesti in cui si afferma un certo leader. Le persone che possiedono certe qualità possono infatti diventare leader in certe situazioni, ma non in altre; inoltre, alcune persone possono avere dei tratti che li rendono leader, ma non hanno altre caratteristiche che gli permettono di conservare nel tempo la propria leadership.
L’approccio dei tratti si limita ad elenchi descrittivi delle qualità del leader, non si occupa di come queste influenzino i membri del gruppo. I tratti vengono considerati come delle caratteristiche psicologiche piuttosto stabili, in realtà sono piuttosto dinamici in quanto si esprimono in un contesto interpersonale che può facilitarne o meno l’espressione e che può giudicarli più o meno adeguati. I seguaci infatti hanno delle aspettative relative al “qui e ora”. Staccare il leader dai fattori situazionali è irrealistico perché trascura che la leadership è un processo interattivo.

Tratto da PSICOLOGIA SOCIALE di Manuela Floris
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