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Razzismo


L’ideologia razzista non può pretendere una base scientifica, si apre dunque una strada di collaborazione positiva tra genisti ed etnologi e il problema diventa riserva dei soli specialisti.
Soltanto da dieci anni, dal 1960, abbiamo incominciato a capire che si discuteva del rapporto tra evoluzione organica ed evoluzione culturale in termini metafisici. L’evoluzione umana non è un sottoprodotto dell’evoluzione biologica ma ne è comunque condizionata. È oggi possibile la sintesi tra questi due atteggiamenti tradizionali. In effetti la lotta al razzismo è stata poco efficace sul piano umano perché è probabile che le differenze razziali continueranno a servire da pretesto alla crescente difficoltà di vivere insieme percepita a livello inconscio da una umanità in preda all’esplosione demografica che sembra odiare se stessa come se una prescienza segreta l’avvertisse che sta diventando troppo numerosa perché tutti possano fruire liberamente dei beni essenziali: acqua, spazio, aria non contaminata. In effetti non si vedono vere soluzioni al problema razziale. La tolleranza reciproca presuppone due condizioni che le società contemporanee sono lontanissime dall’avere realizzato: un’uguaglianza relativa da una parte, una distanza fisica sufficiente, dall’altra. Se una specie cresce in maniera esponenziale, quello che la specie ritiene essere un proprio successo, alla fine diviene disastroso perché non ci sono le risorse sufficienti per nutrire tutta questa popolazione. 

L’etnologo si rende conto che il problema razziale è soltanto una parte di un problema molto più vasto e cioè quello del rapporto tra l’uomo e le altre specie viventi. Non si può risolvere il problema che l’uomo abbia rispetto per un suo simile se non si ha rispetto per tutte le forme di vita. L’umanesimo occidentale, isolando l’uomo dal resto della creazione, l’ha privato in un baluardo di protezione, perché gli ha fatto dimenticare che se l’uomo è rispettabile lo è prima come essere vivente che come signore e padrone della creazione.
Sotto questo aspetto l’estremo oriente buddista è di gran lunga superiore all’occidente. C’è altro elemento che spinge l’etnologo a pensare che gli uomini possano vivere in armonia tra loro: il progresso si è realizzato nel corso dei secoli anche grazie alla separazione dei diversi gruppi umani. L’abbattimento di queste barriere, dato dagli sconvolgimenti della civiltà industriale ha fatto sì che venisse meno la possibilità di creare nuove esperienze culturali = la massificazione culturale.

La creazione di una civiltà mondiale ha distrutto i vecchi particolarismi che avevano creato valori estetici e spirituali che noi chiudiamo in musei e biblioteche perché non siamo più in grado di produrli autonomamente. Le grandi epoche creatrici furono quelle in cui la comunicazione era sufficiente perché corrispondenti lontani si stimolassero senza tuttavia essere tanto frequente e rapida da annullare o livellare le diversità. L’umanità è esposta a un doppio pericolo: quello di autodistruggersi. Il ritorno al passato è impossibile ma anche la via su cui si è avviata accumula tensioni tali che l’odio razziale è solo una minima parte dell’intolleranza esacerbata di domani. Dovrebbe cambiare tutto il corso della storia.
Tratto da RAZZA E STORIA. RAZZA E CULTURA di Anna Carla Russo
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