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Teorie del cinema. Ontologia, metodologia e campo



Nel dopoguerra, Casetti individua 3 paradigmi: le teorie ontologiche, metodologiche e di campo, che si sviluppano fino agli anni ’70, mentre in seguito le teorie di campo si approfondiscono in nuove tendenze degli anni ’80 e ’90, quelle di testo, mente e società (cognitivismo e testualità sociale), di cultura, arte e pensiero (Deleuze, dibattito estetico e filosofico) e di storia, storie e storiografia. Nelle teorie ontologiche, il cui caso emblematico è Bazin, si cerca di definire l’essenza di un oggetto metafisico secondo il criterio della verità, e i principali soggetti a sviluppare tali teorie sono critici cinematografici operanti in riviste (Cahiers du cinéma) e gruppi militanti, unificati da un linguaggio comune e che producono saggi o editoriali (di tipo politico) a finalità culturale; le teorie metodologiche hanno come emblema Metz e la semiotica del cinema, e mirano ad una riflessione sistematica, con un modello cognitivo, sulla pertinenza del discorso teorico, sulla base di discipline già strutturate ed istituzionalizzate (semiologia, psicologia, linguistica) che fondano l’analisi e vi verificano la propria correttezza, e tali teorie sono sviluppate da studiosi disciplinari, universitari o ricercatori, unificati dalla loro formazione e produttori di relazioni scientifiche; le teorie di campo sono emblematizzate dalla Feminist Film Theory (ricerca su cinema e ideologia), e si basano sulla realtà fenomenica e sull’analisi di campi “problematici” come gender e politica, attraverso un sapere trasversale usato secondo un criterio di pregnanza (utilità alla militanza), in un filone sviluppatosi tra studiosi ma anche “amatori” riuniti da interessi convergenti e fini sociali; le teorie di campo sono alla base della teorizzazione degli ultimi 20 anni.
La domanda basilare delle teorie ontologiche è “Cos’è il cinema?”, e le risposte definiscono vari filoni, che correlano il cinema uno con la realtà (Bazin), uno con l’immaginario e uno con il linguaggio; la prima corrente parte dalla riflessione sul neorealismo italiano, e include Bazin, con Che cos’è il cinema?, e in specie Ontologia dell’immagine fotografica, che sostiene che cinema e fotografia sono la prima arte che non richiede interpretazione umana ma si crea meccanicamente e fisicamente, e sono perciò compimento delle arti precedenti perché indipendenti dalla soggettività, e in ciò Bazin trova spunto nelle tendenze cinematografiche realiste del dopoguerra, dando poi l’avvio, con tale realismo ontologico, alla ricerca dei Cahiers sulla “politica degli autori”; altri autori realisti sono Kracauer (Film. Ritorno alla realtà fisica), Pasolini e Deleuze (in parte).

Tratto da SEMIOLOGIA DEL CINEMA di Massimiliano Rubbi
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