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L'universalità del linguaggio


La caratteristica generale del linguaggio è la sua universalità, infatti, non esiste una popolazione sulla terra che non abbia un sistema linguistico sviluppato. Considerato una facoltà innata dell'essere umano che si è formata pian piano in un lungo processo evolutivo,, il linguaggio è stato trattato da gran parte della linguistica moderna come un sistema a sé, sganciato dai modi in cui viene utilizzato da una comunità sociale. Un es importante dello studio formale dei meccanismi del linguaggio è quello del linguista americano Noam Chomsky (1968), secondo cui esiste una grammatica universale, comune a tutte le lingue, costituita da regole che collegano tra loro un numero limitato di fonemi, da cui, per successive differenziazioni, si sviluppano le grammatiche delle lingue specifiche.
Negli ultimi anni si è sviluppata la disciplina della sociolinguistica, che analizza la variabilità o variazione della lingua, interessata a mettere in luce agli aspetti contestuali e le funzioni comunicative del linguaggio, i modi in cui linguaggio viene utilizzato all'interno di comunità e situazioni di interazioni specifiche. È stato mostrato che il linguaggio varia in funzione alla struttura sociale all'interno di una determinata società (ricerche di Berstein) e varia anche a seconda dei diversi contesti comunicativi. È stato mostrato, ad es, che si fa un uso formale o informale della lingua a seconda della situazione sociale e del suo carattere più o meno confidenziale.
Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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