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Rapporti tra nazioni dopo la rivoluzione industriale



Sull'onda della rivoluzione industriale aumentarono i divari tra le diverse parti del continente. Si impongono cultura, geografia e politica della nazione, si formano e si ridefiniscono nuove nazioni come stati nazionali centralizzati (USA). In questo processo vanno in crisi imperi multinazionali come quello asburgico, e dal 1870 si pone il problema della Germania e della sua egemonia. Sul piano politico: emergere di democrazie elettorali / culto del nazionalismo. Sul piano economico: corsa all'industrializzazione che innesca centralizzazione produttiva favorita e coordinata dallo stato. Si alimenta circuito di rivalità interstatuali che intrecciano economia, cultura, politica e forza militare in una concezione sempre più antagonistica delle relazioni tra grandi potenze. Sul finire del secolo emergono a est e ovest nuovi poli di potenza: Giappone e USA: il sistema internazionale non puo più esaurirsi alla sola Europa. 900: Europa, USA e giappone in parte compartecipano di un tessuto economico, tecnologico e civile che intreccia popoli, nazioni e mercati in collegamenti sempre più fitti. Ma gli stati nazione che compongono questa civiltà industriale non concordano sulla sua strutturazione: ci sono liberisti, protezionisti, privatisti e statalisti, modernisti, conservatori. Si percepiscono come rivali in una gara per il dominio e la sopravvivenza. La risoluzione delle tensioni verte anche sui modi in cui questa civilta industriale si sarebbe espansa nel mondo. Quindi sulle relazioni/conflitti tra nazioni più ricche e nuovi protagonisti mondiali.

Tratto da STORIA DEL NOVECENTO di Dario Gemini
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