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Le libertà politiche e la democrazia nell'UE – Jean-Paul Fitoussi


In realtà, si potrebbe affermare che il governo economico europeo si avvicina a quello di un despota illuminato, al riparo delle pressioni popolari ma alla ricerca del bene comune attraverso l’applicazione di una dottrina rigorosa, il liberismo, superiore a tutte le altre in termini di efficienza economica. La democrazia non sarebbe quindi il sistema politico più adatto a tutelare l’interesse generale, essa renderebbe i governi sensibili alle pressioni della popolazione in favore di una redistribuzione delle risorse. Questo sogno rincorrono oggi le istituzioni economiche europee.

La storia, tuttavia, smentisce. Sempre e ovunque le libertà politiche si sono rivelate necessarie non solo per il progresso sociale, ma anche per una maggiore efficienza economica. E’ dunque fondamentale democratizzare le istituzioni europee. Democratizzare non solo limitatamente alle modalità di suffragio e alle forme della democrazia rappresentativa, ma attraverso la consultazione e la ridiscussione a scadenze regolari dei grandi orientamenti di politica economica.

La democrazia non si limita al voto: essa richiede anche delle procedure (assicurare la credibilità dei suoi attori) e delle performance. Le relazioni fra economia e democrazia sono però molto più complesse. Affidare la distribuzione della ricchezza e degli impieghi esclusivamente alla democrazia rappresentativa conduce ad una situazione di instabilità che a lungo andare potrebbe metterne in pericolo le fondamenta stesse. E’ per questo che esistono i tempi lunghi della democrazia che il voto maggioritario non può agevolmente modificare.

In questa tensione tra democrazia ed economia una gerarchia normale dei valori esigerebbe che il principio economico fosse subordinato alla democrazia, e non il contrario.

Tratto da STORIA DEL MONDO CONTEMPORANEO di Domenico Valenza
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